La Laurea Di Mia Figlia

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Diploma_Scuola_dellinfanzia

Il titolo può trarre in inganno, sicuramente. Forse dovrei specificare che si tratta della prima, di laurea. Siamo a maggio, tra questo mese e quello di giugno i bambini più grandi delle scuole dell’infanzia riceveranno il loro diploma. 

Ricordo ancora il giorno in cui lo consegnarono a me, credo nel 1993 – sembra di parlare del paleolitico – ero molto emozionata e anche un po’ spaesata, ricordo che ci misero in testa un cappello di cartone, nero, e mi diedero questo foglio arrotolato. L’ultimo anno di asilo segna un passaggio importante, il primo di molti altri; riassunto a grandi linee, potremmo sottolineare questi eventi: passi dall’essere il bambino tra i più grandi e vai ad essere tra quelli più piccoli; si va da un ambiente dove l’approccio per ogni cosa è giocoso ad un altro dove si pretende si comportino da grandi, stando seduti al banco per diverse ore. Si cambiano insegnanti, quelli che hanno accudito e talvolta coccolato per consolare il mal di mamma i nostri figli, vengono sostituiti da figure di riferimento meno affettuose e più pratiche. A conti fatti, è un bel salto, per loro. Forse lo è più per le mamme, apprensive come me. 

Ho già preparato un’autobotte di lacrime, perché oggi pomeriggio la mia Principessa riceverà il suo diploma, il suo primo; per me è come se fosse la sua laurea. Me la vedo già, con l’alloro in testa, perché dal diplomino della scuola dell’infanzia alla laurea il passo è breve.

A settembre inizierà la sua carriera scolastica, io rivivo la mia e la proietto su di lei, mi sento preoccupata e anche un po’ in ansia per lei. Una volta che entri alla scuola primaria inizia un turbine che, in una manciata di anni, ti porta alle medie, ti trasporta alle superiori, sei diplomato, puoi scegliere se andare a lavorare, oppure continuare gli studi e laurearti. Insomma, come dicevo, il passo è davvero breve. Ho scritto che ricordo il giorno in cui all’asilo mi diedero il diploma, e mi sembra che subito dopo riuscii a prendere il diploma di scuola superiore, dopo una travagliata esperienza di studi. In fondo, tra i due eventi sono passati diversi anni, se ci ripenso però posso ripercorrere tutto in maniera rapida, perché quando diventi grande il tempo vola letteralmente.

Mi piacerebbe che il tempo si fermasse, forse è chiedere troppo; vorrei allora che rallentasse almeno un po’, per farmi godere ancora della bambinezza dei miei figli, caratteristica che in Principessa vedo già sparire. È cresciuta molto in altezza, mi sembra mi stia sfuggendo di mano anche solo quando la guardo da vicino, o quando mi inginocchio per sistemarle il colletto e mi accorgo che è più alta di me. “Santo cielo, ti ho partorita quarantanove centimetri di frugoletta, dove stai scappando?” penso ogni volta. E a settembre se ne andrà alla scuola elementare. Vorrei per lei che la scuola sia solo un luogo sicuro e divertente dove imparare a vivere la vita. Sono una persona ancora convita che la scuola sia la seconda famiglia, che abbia un importante ruolo nell’educazione dei nostri figli; ritengo che famiglia e scuola debbano lavorare di pari passo per tirare fuori il meglio da ogni cucciolo d’uomo. Poi sento al telegiornale o leggo delle news che parlano di una cosa orrenda, raccontano di ragazzine picchiate da altre ragazzine selvagge e maleducate, dove in tre ne picchiano una, una filma, e tutti intorno ridono, nessuno aiuta la vittima. Tra maschi succede la stessa cosa, oppure se sei solo un po’ più dolce e comprensivo, se ti vesti come più ti piace e non ti omologhi, ti etichettano schernendoti per mesi, sul web. Già, il web. Ne ho parlato in maniera lodevole nel mio ultimo post, regala amicizie fantastiche e belle conoscenze, fa andare tutto più veloce; per contro può anche ferire in maniera esponenziale, può portare ragazzini che cercano la loro identità a togliersi la vita, perché troppa la vergogna da sopportare, davanti al mondo. Ecco, a me viene da piangere se penso a queste schifezze, mi vien la rabbia quando vengo a conoscenza che la maggior parte di questi episodi vengono catalogati come “scherzi”, oppure “ma sono ragazzi, cosa vuoi che sia”.

Per fortuna mia non sono mai stata vittima di questi episodi, né ho mai visto succedere fatti simili; solo in un certo periodo c’è stato un ragazzino che mi ha dato un po’ fastidio, poca roba, ma è subito finita lì. Io di norma mi sono sempre difesa, sin dalle elementari fino a quando ero più grandicella, ero una bambina diciamo nervosa, se c’era qualcuno a cui fare scherzi sapevano di non scegliere me altrimenti avrei reagito. Posso dire che muovevo anche le mani, nel senso che se qualcuno mi infastidiva, la seconda volta non lo faceva più. Non ho mai picchiato nessuno, ma neanche le ho prese: quello che voglio insegnare ai miei figli è non fare del male, ma nemmeno farsi fare del male gratuitamente e difendersi. Quello che vorrei per la mia TittiPasticcino è questo, un ambiente sereno, normale, con i suoi pro e i suoi contro, dove si riceve qualche scherzo ma lo si fa anche, dove si ha l’amica del cuore ma poi ci si litiga, dove magari scappa uno spintone ma poi ci si chiede scusa, dove tutte le ragazzine si innamorano del bello di turno. Però nessuna violenza gratuita, né fisica, né verbale, né psicologica!

Ecco, ho paura. Ho paura che qualcuno la possa ferire, prendere in giro, qualcuno la possa picchiare magari perché è troppo carina o troppo brava, che possa essere emarginata. Certo, vado in là con gli anni, diciamo che sto in pensiero fino ai 16 anni, e vorrei poter essere ogni momento con lei, per difenderla e proteggerla. L’amore che ti lega a un figlio è potente, non mi sento legata a nessun altro in questo modo, l’istinto di protezione è fortissimo e mi viene voglia di costruirle una enorme campana di vetro sotto cui mandarla nel mondo. Le farei un torto, dovrà imparare a cavarsela da sola, l’unica cosa che posso fare io è darle gli strumenti per imparare ad affrontare ogni evento. E di questo ho paura, sono spaventata del fatto che non sono sicura di riuscire a darle questi strumenti.

Pensatemi oggi, alle 15:30, sarò in una valle di lacrime, avrò l’emozione di una bambina e l’orgoglio di una mamma. Sì perché anche sentire cantare le canzoni da tutte quelle vocine dolcemente stonate mi fa emozionare, vedere i bimbi che si impegnano a fare una recita è molto bello, scoprire in loro che sono agitati e imbarazzati è davvero tenero. Mi piacerebbe essere nella testa di Principessa oggi, per capire se sta aspettando il momento pensandoci continuamente oppure no, vorrei sapere se è emozionata e se ha capito l’importanza di questa sua ultima recita alla fine del percorso di questi tre anni. 

Buona prima laurea, tesoro.

Francesca

Di Social, Parenti Serpenti E Belle Persone

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Aprii il profilo Facebook nel lontano 2008, o 2009 non ricordo. Il social blu era agli esordi qui in Italia, nessuno e dico nessuno dei miei amici/conoscenti/famigliari aveva un profilo. Pian piano, a macchia d’olio, la voce si è allargata e mi sono ritrovata fra gli amici virtuali quasi tutti i visi che erano amici miei anche nella realtà. Avevo ex compagni di scuola, attuali, conoscenti e amici d’infanzia, parenti nessuno; loro sono arrivati dopo. Inizialmente lo usavo per scriverci veramente di tutto, il mio profilo era il prolungamento della mia mente, quel che pensavo andava a finire là, in bacheca. Mi resi subito conto di quanto mi stavo esponendo, anche agli occhi di chi non volevo sapesse cosa facevo nella mia vita. Avevo pochissime foto, mi divertivo già allora a modificarle con i programmi di grafica, molto basici – mi pare di parlare di cento anni fa – e pubblicavo sempre meno. Finché chiusi il mio profilo personale.

Non ne sentii la mancanza, anche perché niente di meno stavo mettendo su famiglia. Avevo già parlato di questa chiusura di Facebook, avvenuta su richiesta, ma che nei giorni seguenti mi fece rendere conto che sembravo essermi liberata di qualcosa. A distanza di anni ho aperto il mio blog, per farmi conoscere ho aperto un profilo Facebook, che uso per tenermi in aggiornamento reciproco con la mia rete di contatti. Non ho tra gli amici nessun parente, famigliare, amico o conoscente. Solo amici virtuali. Eh brava, allora sei sola come un cane, penserete voi. No! Invece, anche se sono dietro uno schermo, dello smartphone principalmente – ché il mio pc credo voglia abbandonarmi presto – riesco a percepire che c’è interesse. Io sono interessata a ciò che scrivono i miei amici virtuali, quali foto postano e cosa fanno, e loro sono curiosi di quel che faccio io. C’è un lato bellissimo di questa rete, e cioè che se qualcuno ha bisogno di una mano, qualcun altro la tende; se qualcuno ha bisogno di un consiglio, arriva e sarà più di uno; se qualcuno ha bisogno di sfogarsi e/o ricevere supporto, si può stare tranquilli che otterrà entrambi: potrà sfogarsi e verrà supportato. Se poi siete fortunati come me, che avete amici che vi dicono la loro anche se la pensano diversamente da voi, senza bisogno di litigare e poi togliere l’amicizia, allora siete a posto.

Ieri ho scritto un post, ho vissuto una – per me – brutta esperienza famigliare, sono stata trattata malissimo da uno dei miei genitori, per un motivo che definire banale è riduttivo. Il contesto è lungo e delicato da spiegare, colmo di sfumature, quindi non starò qui a tediarvi con la mia storia. Solo ho capito che, nel web, ho trovato chi ha provato a stare sulla stessa barca; addirittura chi ha navigato su una zattera in mari molto più mossi dei miei, e questo mi ha fatto ridimensionare il mio problema. Che però rimane sempre. Discutere con Genitore mi ha portata, inevitabilmente, a discutere con Amoremio. Che uno pensa “ma proprio ora che dobbiamo essere uniti, per far fronte a questa situazione pazza, ti arrabbi pure tu” e quindi è finita che mi sono messa nel mio mondo, a guardare telefilm su Netflix, concentrandomi su quanto di più splendido ho: i miei figli. Ho cercato, con qualche difficoltà, di non trasmettere a loro il nervosismo e la tristezza che mi affliggevano, però ho parlato chiaro quando ho preso Principessa dall’asilo: <<mamma non ha voglia di giocare con voi, è un po’ svogliata, perché è arrabbiata>>. Una vocina si è subito premurata di chiedere se fossi arrabbiata con loro, ho detto assolutamente no, che ce l’avevo con un’altra persona, che lei subito ha nominato… Quando si dice che i figli capiscono tutto. Ho minimizzato la situazione e poi li ho lasciati a giocare in giardino, fino a un orario indecente. Di conseguenza abbiamo fatto la cena tardi, e la messa a letto è slittata alle 09:45; insomma tutta la giornata di ieri sballata.

Da qualche mese so che dovremo cambiare casa, ora quel momento è arrivato e in teoria il 1 di giugno dovremmo essere in una casa nuova. In pratica, la casa nuova va finita e quindi prima incognita. La seconda incognita sono i rapporti famigliari, già da tempo logori e deteriorati, fonte di discussione; a questo punto mi domando se sia giusto portarli avanti. Non è che, perché siamo parenti e affini, siamo costretti a frequentarci; potremmo semplicemente vivere ognuno la sua vita senza obbligarci in modo masochista a vederci durante le feste, Natale o compleanni che siano. Che tristezza accorgersi di questi risvolti, dopo che sono cresciuta in una famiglia – falsa, falsissima – che mi ha fatto credere che la famiglia sia stile Mulino Bianco, dove possiamo immaginare il rapporto con fratelli e sorelle, con genitori e suoceri, solo vedendo come addentano la brioches al mattino, tutti stra felici. Ma non esiste nelle famiglie reali, si discute e si litiga, in tantissime famiglie. Forse, in quelle intelligenti, si prova a parlare, cercando una soluzione al piccolo problema che sorge. Ecco, parlare. Siamo tra adulti, se c’è qualcosa che non va, che non riteniamo giusto, possiamo confrontarci in privato. Senza coinvolgere altri componenti della famiglia per farsi spalleggiare. Perché a quel punto diventa una sorta di faida, visto che gli schieramenti sono sempre quelli.

Per fortuna esistono i social. Si parla tanto di rapporti con le persone reali, che sono quelli veri e non devono essere sostituiti da tastiera e schermo. Vero, verissimo. Però, se mettiamo a confronto l’ipocrisia di chi mi fa la bella faccia davanti, e dietro parla male di me, ed è pure mio parente, no grazie, preferisco di gran lunga una chiacchierata sui social, ché di belle persone ce ne sono, che mi danno “conforto” senza che lo chieda esplicitamente. Dopo il post su Facebook, dove ho raccontato, in maniera volutamente superficiale, quel che mi è accaduto, ho trovato tante persone che mi hanno detto che per loro è stata la stessa cosa, che mi hanno abbracciata anche solo virtualmente, che mi hanno dato consigli su come poter superare questo ostacolo. Ecco, oltre a voler ringraziare chi ha avuto un pensiero per me, volevo in questa sede far notare che i social non sono solo uno spazio dove ci si mette a nudo anche in maniera esagerata, dove si viene stalkerizzati da persone fastidiose; non sono solo il luogo dove si accendono un flame dietro l’altro, finendo quasi a coltellate. Non è solo negatività, i social hanno anche dei risvolti positivi, che a volte possono essere maggiori di quelli che ti può dare la vita reale.
Basta usare la testa, come in tutte le cose.

Grazie Facebook, per avermi fatta circondare di persone bellissime. Grazie, persone bellissime.

 

Francesca.

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La Festa Della Mamma

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Il mio regalo per la Festa della Mamma 2016 è <<fai tutto quello che vuoi oggi, penso a tutto io, bambini e casa>>, poi questa sera tirerò le somme. Non sono una a cui piace starsene con le mani in mano, ma forse potrei accettare volentieri questo regalo, forse. Anche perché non sono il tipo a cui piacciono profumi, borsette, orecchini e oggettistica varia; preferisco altro, adoro i lavoretti fatti a mano dalla mia Principessa, mi piace farmi coccolare a livello famigliare.

Ricordo ancora quando frequentavo l’asilo, quindi parliamo di più di vent’anni fa, per la festa della mamma ci fecero dipingere un fiore con le tempere su un piatto di plastica. A turno, andavamo in braccio alla maestra e ci aiutava a colorare e scrivere “la mia mamma”. Vi giuro che ricordo ancora molto vivamente questo dettaglio – e altri pochi della scuola materna – ma ho ancora ben presente le sensazioni che provavo, anche se ero solo una bimba piccola. Aspettavo con trepidazione il mio turno, perché non vedevo l’ora di preparare il mio lavoretto. La gioia nel fare qualcosa per la mia mamma era davvero tanta, mentre davo le pennellate mi domandavo se le sarebbe piaciuto, ma sapevo già che avrebbe apprezzato. Una mamma apprezza sempre.

Ogni anno, per le occasioni di festa, l’asilo fa preparare un regalino ai bimbi; quest’anno ho ricevuto una scatolina a forma di cuore, dipinta di rosa e con il coperchio decorato con la tecnica del decoupage, di cui ignoro la sorpresa. Hanno messo un regalino all’interno, per questo tutte le amichette di mia figlia, quando venerdì mi hanno vista con la scatolina in mano che frettolosamente prendevo Principessa per andare via, mi hanno urlato in tono <<ma non dovevi aprirlaaa>>, con tre a, perché loro si sa, parlano canzonando. Ho detto allora che l’avrei fatto nascondere, così la sera stessa, quando il papà è rientrato a casa, è stato subissato dalla richiesta insistente di nascondere il mio regalino in casa, tra poco proverò a giocare ad acqua, fuoco, fuochino.

Ricordo ancora quando ho festeggiato la mia prima Festa della Mamma, ma mamma non lo ero ancora realmente, ero incinta di quattro mesi, non avevo nemmeno la pancia. Avevo solo 22 anni, e una gioia immensa nel cuore, e anche una piccolissima Principessa nella pancia. Eppure mamma ti senti già, anche se tuo figlio non è ancora nato, perché in fondo la tua creatura è già presente, e tu ne sei già innamorato.

Per questo motivo sto festeggiando la mia settima Festa della Mamma, sinceramente non ricordo cosa ho fatto gli altri anni, o i regalini ricevuti; ma ricordo che è giusto prendersi una giornata in cui si riconosce che la mamma è stata brava, la mamma che tira i fili dello spettacolo che si chiama Famiglia, la mamma che è la colla per tenere insieme tutti i pezzi, la mamma che anche se stanca e distrutta riesce sempre a trovare una buona parola per tutti e fare una carezza. La mamma è  una vera forza della natura, riesce veramente a fare più azioni contemporaneamente, e le fa tutte bene; la mamma ama incondizionatamente i suoi figli e per loro farebbe di tutto.

La mamma, continuo a ripeterlo, è il lavoro più difficile del mondo. Regala moltissime soddisfazioni, questo è vero, ma ciò non toglie che mettersi alla prova ogni giorno, tutti i giorni, sia davvero arduo. Avere pazienza infinita perché altrimenti, in certe giornate, i nostri figli non arriverebbero vivi alla sera, in quanto da esserini adorabili e cuoricinosi si trasformano in piccoli diavoletti ribelli. Insegnare cosa è giusto e cosa è sbagliato, in un mondo in bilico, in una società distorta dove i valori importanti sono messi da parte per le cose più frivole, è diventato faticoso. Cercare di esserci sempre nella vita dei nostri figli, cercare di non asfissiarli per questo, quindi è necessario imparare ad esserci nella giusta misura.

Sbagliare. Quanto si sbaglia? Tantissimo. Poi arrivano i sensi di colpa per molte, eppure non servono. Già la consapevolezza di aver sbagliato, secondo me, è sufficiente per dirsi “no, così non si fa, proviamo in un altro modo”, e via davvero quei sensi di colpa che non fanno altro che inasprire il nostro giudizio verso noi stesse. Talvolta siamo troppo severe nei nostri confronti, ma siamo mamme, siamo umane e in quanto tali non possiamo essere perfette. Credo inoltre che insegnare ai nostri figli che si può sbagliare e poi riparare sia una bella lezione di vita, ammettere di aver fatto uno sbaglio e da quello ripartire verso la strada giusta può essere un punto di incontro. Quindi sdoganiamo questo mito che la mamma deve essere sempre perfetta e non sbagliare mai, e se sbaglia deve sentirsi in colpa: basta, non è così.

Ogni mamma è perfetta nella sua imperfezione, perché tanto le mamme quelle vere, ci mettono il cuore e l’anima in ogni gesto e azione che compiono; le mamme quelle vere sanno che possono sbagliare ma non si fanno intimorire e provano comunque. Basti pensare che hanno scritto decine di libri e manuali su come gestire e crescere i figli, ma ognuno di noi è diverso quindi in realtà l’unico libro è la vita vera, quella che viviamo nel nostro quotidiano e che ci dà i paletti entro quali stare per poter svolgere al meglio il nostro lavoro.

Oggi, 8 maggio 2016, è la Festa della Mamma, per cui AUGURI A TUTTE LE MAMME. Auguri a me, che sono mamma da cinque anni e mezzo, e mi pare di esserlo da una vita. Auguri a me, che perdo la pazienza troppo spesso, perché sono stanca o perché ho dormito male. Auguri a me, che cresco i miei figli rendendoli curiosi invece di rispondere sempre alle loro domande ma dicendo <<secondo te?>>. Auguri a me, che purtroppo dico le parolacce, ma vieto loro di ripeterlo, anche se ahimè ne conoscono un sacco e una sporta, come si suol dire. Auguri a me, mamma con mille difetti ma che si è accettata per come è, senza troppe paranoie che il tempo vola, i figli crescono e non c’è tempo per perdersi a rimuginare su quel che si è fatto di errato, bisogna solo apprendere e cercare di non sbagliare più, andando avanti col sorriso. Auguri alla me che vorrei essere, mamma dolce ed affettuosa sempre, tutto il giorno e in ogni occasione. Auguri alla me che vorrei essere, onnisciente e onnipresente, dando risposte e consigli ai miei bambini. Auguri alla me che vorrei essere, una brava mamma ogni giorno, che prepara pasti sani ed equilibrati per i figli, che stira loro i vestitini e riordina la cameretta, che li porta ovunque senza stressarsi.

Ciao mamme, godetevi questa giornata, è speciale: anche se dovremmo farlo ogni giorno, fermarsi e pensare alla nostra grandezza ci farà apprezzare per quello che realmente siamo, delle super donne.

Francesca.

P.S. Se volete, potete leggere i miei pensieri per la Festa della Mamma 2015.

Cosa Ne Penso Dell’Educazione Dei Figli

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StorMoms_mese_aprile_16

Educare i figli è difficilissimo, a tratti impossibile. Punto, fine del post.

Se proprio volessi essere concisa, avrei già finito lo svolgimento del tema “educazione”, anche se l’argomento è molto vasto e presenta mille sfaccettature. Voglio invece spendere due parole, inizio col dire che sull’educazione dei nostri figli si dice e si legge tutto e il contrario di tutto, perciò già un genitore parte male: come fa, sbaglia. È necessario aggiungere che il nostro operato sarà costellato di pareri non richiesti, consigli ricevuti da la qualunque, dalla vicina di casa alla cassiera del supermercato, passando per il vecchietto in coda allo sportello postale: ognuno ha da dire la sua, sul perché e sul percome tuo figlio in quel momento sta facendo un capriccio, perché ha le gote rosa oppure ti spiegano perché non dorme la notte, dicendoti pure come rimediare. Posto che solo noi conosciamo i nostri figli, posso tollerare la frase di circostanza che magari in certi luoghi le persone – soprattutto anziane – ti buttano là così, tanto per dire qualcosa, come parlare del tempo. Io a quello rispondo con un sorriso cordiale, senza dare corda e finisce lì; ricordate, mai rispondere verbalmente oppure sarà la fine. Non venitemi però a dire come devo educare i miei figli, quello no. Dovrebbe essere semplice: chi vuole dare un consiglio deve prima farsi questa domanda “mi è stato chiesto?” Se la risposta è sì, procedere con l’esposizione del proprio pensiero, se la risposta è no, annullare tutto e parlare delle mezze stagioni che non ci sono più, molto meglio.

Ho scritto un post sul discorso del buon esempio, parlando dei figli che si comportano come i genitori: lo ritengo valido come ragionamento ma fino ad un certo punto, attualmente sottoscrivo il post in tutte le sue parti. È passato un anno e mezzo da quando l’ho scritto, ma vedo che stare composti a tavola per i miei figli resta, a volte, un optional. Eppure io mi siedo composta, certo non sono da galateo tutta rigida e formale, mi siedo normalmente e composta, eppure niente, il messaggio non arriva: chi si siede con mezzo sedere sulla sedia e mezzo giù, chi scende durante il pasto manco stesse colorando un album invece di pranzare, ancora abbiamo chi mangia indietro dal tavolo sbriciolando ovunque e sporcandosi i vestiti, poi c’è chi urla, si picchia. A volte glielo dico <<sembrate i figli di nessuno!>> e dentro di me penso, sconsolata “tutto questo tempo a dire di stare composti, mangiare bene, non sbattere la bocca, che a tavola non si fanno rumori che possano molestare gli altri commensali; tanto tempo per educarli e poi questo è il risultato”. Abbiamo un merito da assegnare: ebbene sì, i miei figli chiedono sempre se possono scendere da tavola. Inoltre, dopo che ogni volta ripeto le stesse cose, si raggiunge una sorta di normalità a tavola. Il discorso “figli di nessuno” posso applicarlo in molti altri comportamenti, per i quali mi domando sempre perché io mi comporto in un certo modo e i miei figli non se lo fanno loro, questo atteggiamento. La mia speranza è pensare che ora sono piccoli, ma crescendo avranno acquisito in totale naturalezza le buone maniere, per applicarle.

Mi ritengo un po’ una talebana dell’educazione, nel senso che non sono molto transigente su diversi aspetti della sfera educativa. Non sono però quella che va in giro a dire che il mio modo di fare è quello giusto, anzi, tutt’altro. Sono sicura che sbaglio qualcosa, ma ritengo di fare del mio meglio, inoltre mi auguro che i miei figli un domani possano vantare un’educazione a trecentosessanta gradi, per risultare persone gradevoli agli altri, ma in primo luogo per essere in pace con se stessi, perché “l’educazione è il grande motore per lo sviluppo personale” (cit. Mandela)
Non posso tollerare, ad esempio, che i miei figli corrano per il ristorante, urtando i camerieri e disturbando gli altri clienti; infatti stanno a tavola con noi, portiamo sempre qualche giochino da fare, ma li inventiamo anche al momento.
Non mi piace che mentre mangino giochino col cibo, né lo buttino ovunque, a tavola non si gioca ma si mangia.
Non tollero vestiti abbandonati per terra, giochi infilati in ogni anfratto, per questo tutti i giorni c’è il momento del riordino, dove tutti insieme si rimette a posto. Poi c’è la parte dove insegno che si rispettano gli altri, la natura e gli animali, non si sporca per terra né si rompono gli oggetti di uso comune… Insomma, tutte queste pratiche che io considero normali, ma non per tutti è così.

Mi capita spesso di vedere genitori lamentarsi dei figli che non ascoltano, che fanno quello che vogliono e mi veicolano il messaggio che sia “colpa” dei bambini, in quanto scalmanati, monelli, disubbidienti. Qui vorrei spezzare una lancia a favore di quei bambini, perché  secondo il mio modesto parere, l’educazione da parte dei genitori è stata lasciata al caso. Tante mamme portano i figli al parchetto e li mollano incustoditi, nel senso che sono lì ma chiacchierano o si fanno gli affari loro senza mai controllare che il figlio si comporti bene. Le marachelle le fanno tutti, ma se il genitore ride di quest’ultime, il figlio non imparerà che “questa cosa non si fa” ma al contrario si sentirà spalleggiato dai genitori a fare sciocchezze, che in età avanzata potrebbero, magari, tradursi in “bullate”, anche gravi. Poi ci sono le mamme che proprio per nessun motivo, nemmeno sotto tortura, riescono a dire di no. E come pensi che cresca tuo figlio, se non ha mai ricevuto un no? Secondo me, male. Perché nella vita non si può avere tutto, non si può far tutto, i genitori non sono gli amici del bar, ma i tutori che insegnano cosa è giusto e cosa è sbagliato, i guardiani che mettono i paletti per far capire fin dove ci si può spingere. Per questo servono anche i no, altrimenti non lamentatevi di avere figli viziati.

Sono sicura che esistano anche bimbi seguitissimi ma che proprio hanno l’anarchia dentro, se ne fregano delle regole e dell’educazione, però quei genitori possono dire di averci provato. Io sono proprio contro quei genitori che fanno i figli e poi se ne fregano, lasciando che sia solo la scuola a occuparsi della loro formazione. Mi fanno venire ancor di più la rabbia quei genitori che invitano i figli a comportarsi da maleducati, li tirano su incivili, si vantano delle azioni bulle che fanno, li rendono cattivi. Ecco, io a genitori così… No, non lo dico cosa farei, ma mi auguro solo che i miei figli non debbano incontrare gente così, perché sono la rovina della società.

L’educazione è importante, educhiAMO!

*Questo post partecipa al tema del mese di Aprile delle StorMoms*

Francesca.

Liebster Award

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Buongiorno a tutti e buon Lunedì!

Quasi due settimane fa sono stata insignita di un gradito premio: il Liebster Award! Ne ho già ricevuti alcuni di questi riconoscimenti, ma ogni volta ne sono sempre onorata. Questa volta devo ringraziare Miriam, la blogger che cura Mammalupo, per aver pensato a me e avermi nominata.

Ecco le regole per partecipare:

1)Pubblicare il logo del LIEBSTER AWARD nel proprio blog.
2)Ringraziare il Blogger che ti ha nominato e seguirlo.
3)Rispondere alle sue 11 domande.
4)Nominare a tua volta altri 11 blogger con meno di 200 followers.
5)Formulare altre nuove 11 domande per i tuoi blogger nominati.
6)Ed infine informare i tuoi blogger della nomination.

Solitamente sono sempre stata ligia alle disposizioni per partecipare, questa volta farò un’eccezione perché, purtroppo, ho davvero pochissimo tempo per leggere gli altri blog, quindi non saprei nemmeno chi nominare. Spero vogliate scusarmi.


Ecco le mie risposte, alle undici domande di Mammalupo.

1) Descrivi con una parola la tua vita da mamma e perché.
Fantastica. Da quando sono mamma, lo è ancora di più. La mia vita non è fantastica ogni giorno, 24h, ma il mio bello è che la vedo fantastica. Ho ovviamente i momenti no, quelli tristi e di sconforto, ho i momenti di sclero verso i miei cuccioli e non solo; eppure rimango sempre positiva e voglio godermi la vita e quello che mi offre.

2) Come immaginavi la tua vita da mamma?
Sono diventata mamma molto giovane, a 21 anni ero incinta e a 22 ho partorito per la prima volta. Non sono mai stata la classica bambina che pensava alla me grande, con l’abito bianco percorrere la navata della chiesa, per sposarsi e poi mettere su famiglia. Per cui non mi sono mai immaginata mamma. Ho una fortuna: non ho deluso le mie aspettative.

3) Perché un blog e perché questo nome?
Ho aperto un blog perché ho iniziato a leggerne alcuni e ho avuto voglia di dire la mia. Volevo parlare di maternità, bimbi e correlati, ma anche raccontare quello che mi passa per la testa e offrire il mio punto di vista. Il nome, come ho scritto nel blog dove parlo di questo, deriva da un enorme sforzo di fantasia che ho compiuto: mamma Francesca = momfrancesca, that’s it!

4) Quali sono le tue passioni?
Premetto di essere una persona incostante, ad oggi non ho trovato ancora nulla che mi appassioni tanto da farmi dire <<sì quella è la mia passione>>. Mi vedo un po’ come una persona curiosa che si interessa di questo e quell’altro, senza mai farne una vera e propria passione.

5) Avete dei soprannomi fra voi in casa?
Chiamo i miei figli con altri nomi di persona, soprattutto Principe lo chiamo con un altro nome da sempre, tanto che alcuni amici lo chiamano in quel modo. Spero solo di non creargli crisi d’identità! Mia figlia l’ho chiamata nei modi più disparati: cupcake, pasticcino, bella de mamma, titti, e chissà quanti altri che ora mi sfuggono; poi i classici amore, tesoro o simili. Io sono, guarda caso, LA mamma.

6) Ti piacciono gli oggetti artigianali ed handmade?
Sì mi piacciono, se rientrano nei miei gusti personali, ovviamente. Però sono abbastanza imbranata nel crearli.

7) Avete animali in casa? Se sì come è il rapporto con i vostri figli?
Non sono molto da animali in casa, anche se mi piacerebbe un cane per i bimbi, ma non lo vorrei: lo ritengo davvero impegnativo. Abbiamo da sempre pesci rossi, e da poco vive con noi Sole, una simpatica cocorita. I miei figli si scordano del pesce rosso ma adorano prendersi cura della pappagallina.

8) Che lavoro fai?
La mamma, fulltime. Il lavoro più complicato del mondo, ma al tempo stesso il più gratificante.

9) Quali sono i tuoi film e libri preferiti?
I miei film preferiti sono le commedie, specie quelle proprio idiote sciocchine americane. Ho spesso bisogno di leggerezza, per questo mi piacciono. Sui libri non ho i preferiti: spazio fra diversi generi, e me ne sono piaciuti tanti nel corso degli anni. L’ultimo che ho letto mi ha rapita particolarmente: è un fantasy di una brava blogger che ha deciso di realizzare il suo sogno, scrivendo “Il mondo che non vedi”, fantastico primo libro di una saga.

10) Cosa volevi fare da bambina?
La maestra, la parrucchiera, la pensionata, la segretaria, la camionista, il militare. Tutti reali, mi ricordo ancora cosa pensavo quando avevo in mente ognuna di queste professioni, e scritti in ordine di tempo. Camionista e militare sono venuti quando ero una ragazzina.

11) Ti piace vivere dove sei o vorresti trasferirti in un altro paese?
Diciamo che ho “problemi grassi”: vivo in un posto carinissimo, ma tenuto po’ male; per questo mi lamento, dicendo che qui è brutto. Quando mi sposto e mi capita di vedere cose orrende, paesi e città brutti per davvero, allora capisco che sì, mi piace vivere dove sono.


Invito chiunque abbia voglia di partecipare, sentiteVi liberi di rispondere alle domande, sarò curiosa e felice di leggere le Vostre risposte.

 

Francesca.

Messaggio D’Amore

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Il papà dei miei figli non è certo il tipo di uomo carino e coccoloso che sognavo a 17 anni, quello che ogni tanto vorrei avere anche ora, che di anni ne ho 28. È più di grande di me, decisamente più grande, ed è una persona che non si perde tanto in smancerie, è concreto. Certamente un po’ mi dispiace, ma ha un’infinità di altri lati positivi che gli permettono di farsi perdonare questa mancanza; inoltre, non tutti adorano le coccole e immagino non sia l’unico uomo al mondo a cui non piacciono.

Amoremio non è proprio un orso al 100%, ci sono delle occasioni in cui esce il suo lato più sdolcinato, che Vi assicuro esserci, nascosto da qualche parte e tenuto a freno. In occasione della nascita di entrambi i nostri figli, mi mandò messaggi tenerissimi, per farmi sentire una donna importante e per apprezzarmi in tutto quello che avevo fatto. Spiegavo che il parto è un evento naturale, che di mio ci avevo messo ben poco; che il cesareo è un’operazione chirurgica e non avevo fatto granché; eppure nulla lo fece desistere. Ci sono dei giorni, lontani da feste e ricorrenze, nei quali mi manda e-mail o messaggi d’amore; così, all’improvviso. Ci siamo assestati come coppia in questo modo, senza badare troppo agli anniversari né Natale e feste varie, ci ricordiamo l’amore reciproco quando vogliamo e sinceramente, senza bisogno che sia ad esempio San Valentino, giorno in cui non sentiamo la necessità di fare niente di particolare.

Poi ci sono i figli, i nostri due bambini che ogni giorno mi mettono di fronte a una prova diversa, che crescono e mi diventano emancipati sempre più; anche se stanno crescendo sono comunque due piccoli esseri umani che come tali hanno bisogno di insegnamenti e paletti. Sentono ancora la necessità di essere guidati, hanno bisogno di trovare il faro nella notte e di sapere che il porto sicuro è sempre lì, nello stesso posto, fra le braccia di Mamma. Ogni giorno proviamo ad inventarci qualcosa di diverso, mi impegno veramente per cercare di dar loro stimoli variegati, che li possano preparare al mondo del domani, che sicuramente sarà meno roseo di quello attuale.

Cerco di fargli vivere esperienze diverse,li porto alle feste e al parco giochi, andiamo ai grandi parchi tematici e passeggiamo sotto casa. Li faccio incontrare con altri bambini per socializzare e li lascio in giardino per ore a giocare da soli; mi siedo per costruire fatine e mostri con i cartoncini e accendo la televisione per fargli vedere i cartoni animati. Gli insegno l’inglese, propongo TV e libri in lingua straniera e cerco sempre di renderli curiosi di scoprire come si chiama qualcosa in italiano, di cui anche io ignoro il nome. Conoscete le primule? Ne ho il giardino pieno. Conoscete le primule odorose? Bene, le ho in giardino anche quelle, ma fino a qualche giorno fa ne ignoravo esistenza e nome. Ecco a cosa servono i bambini: a farti regalare un fiore, farti porre la domanda <<come si chiama?>>, alla quale rispondere <<non lo so. Dai, cerchiamolo su internet>>, scoprendo il nome nuovo.

Allo stesso tempo, sono perfettamente a conoscenza che per i bambini è sbagliato avere programmata tutta la giornata, quindi non mi vergogno a dire che a volte se ne stanno stravaccati sul divano, senza fare niente, guardando magari il soffitto o abbracciati a un giocattolo. Accade questo a Principe quando è in un momento di stanchezza, quindi si riposa ricaricando le pile; oppure quando Principessa si annoia, se ne sta lì, magari lamentandosi. Io non le dico niente, la lascio annoiare e quando ne ha abbastanza, mette in moto la fantasia e si inventa qualcosa da fare.

Ho approfondito la parte del messaggio relativa ai bambini perché sono state le parole che mi hanno colpita e allo stesso tempo soddisfatta di più: con tutto quello che faccio per i miei adorati bimbi, ecco una bella e sincera frase di riconoscimento, che non guasta mai. Il mio riconoscimento più grande però, sarà vedere loro due, adulti e realizzati, appagati dalla vita che condurranno, un pochino anche grazie a me.

E a Voi, quali messaggi d’Amore improvvisi arrivano? O quali mandate? Ora sono molto curiosa, postateli oppure raccontatemeli.

 

Francesca.

La Mamma: È Sempre La Più Importante?

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– Post ad alto tasso di auto crogiolamento –

In un tranquillo pomeriggio primaverile, passato a casa con i bambini, ce ne stiamo in giardino. Io sto facendomi gli affari miei, con lo smartphone; loro vagano sul prato correndo e giocando a non so esattamente cosa. Ad un tratto arriva Principessa, trafelata, con in mano un enorme mazzo di margherite <<tieni mamma, sono per te>>, dice porgendomi entusiasta i fiorellini. <<Grazie amore, ora li metto nell’acqua>> e mentre corre via mi urla che mi porterà anche i fiori per papà. Di lì a pochi minuti fa ritorno, in mano stringe il nuovo mazzo e me lo tende. Entrando in casa metto anche questi nell’acqua, ovviamente in due vasi separati. Poi li guardo e mi accorgo di una cosa: un mazzo è più grande dell’altro, e quello con più fiori è il mio. Per la mamma.

Si dice sempre che “la mamma è sempre la mamma”, mi auguro – egoisticamente – che per i miei figli sia proprio così. Come sapete, faccio la mamma a tempo pieno, per questo sono praticamente sempre con loro, quindi dovrebbe venire da sé questa preferenza, anche se non è corretto usare questo termine. Eppure, quando stanno con il papà anche solo per mezz’ora a giocare o fare un disegno, vengono a raccontarmi del tempo passato insieme come se stessero parlando di un mito, una figura unica e perfetta che li ha fatti divertire moltissimo.

Bene, cari bambini miei: io mi alzo al mattino e vi preparo la colazione, vi vesto e vi accompagno fuori, lascio una di voi all’asilo e l’altro sta con me tutto il giorno, vi nutro e penso a voi e ai vostri bisogni sempre, gioco con voi oppure mi invento qualcosa per farvi divertire; penso alle vostre uscite di svago, che siano in parco giochi oppure qualcosa di più. Vi faccio il bagno, vi preparo la cena – anche se talvolta il pasto è quello che è – e poi vi metto i pigiamini, vi lavo i denti, vi faccio le carezze e vi do la buonanotte nei vostri letti. Inoltre, mi assicuro che siate sempre vestiti adeguatamente, che non prendiate freddo in inverno né troppo sole d’estate. Porto sempre con me una miriade di oggetti più o meno utili, in base al periodo stagionale, la crema del sole o il burro cacao, l’ombrello o la bottiglia dell’acqua, il cappellino oppure il golfino.

Quando non siete con me penso sempre a voi, se vi fate male in maniera importante soffro per voi; vi aiuto se avete bisogno qualcosa e cerco di coinvolgervi in quel che faccio. Vi porto dal pediatra quando siete ammalati, se occorre mi alzo la notte per darvi l’antibiotico o assicurarmi che vada tutto bene. Mi alzo la notte anche per altri motivi: quando avete sete, dovete fare la pipì, quando fate un brutto sogno oppure avete male; è successo di alzarmi e cambiare le lenzuola ma anche di dare un abbraccio. Quando siete a tavola vi ricordo di stare composti, cercando di insegnarvi le buone maniere; quando litigate mi assicuro che nessuno si faccia male. Se qualcosa si rompe, io lo aggiusto; quando chiedete qualcosa cerco di farvelo avere. Vi lascio tanto tempo per giocare come volete, inventare storie ed essere il vostro personaggio preferito. Vi accompagno a destra e a manca, vi insegno l’inglese, vi faccio fare le schede didattiche.

Scommetto di aver dimenticato tanto, di quel che faccio con e per voi!

In tutto questo il papà lavora, sta fuori casa dodici o tredici ore per cinque giorni la settimana: va da sé che la gestione dei bambini tocchi a me. Non scrivo tutto questo per farmi dire “ooh che brava mamma” né per fare la gara con altre mamme. Neanche con i papà la voglio fare la gara. Voglio solo dirmi, da sola e felicemente, che sì, mi merito il mazzo di fiori più grande.

 

A presto, Francesca.

Buon Pesce D’Aprile

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Non ditemi che ci avete creduto, vero?
Stavo scherzando: PESCE D’APRILE!

Il blog Momfrancesca non chiuderà i battenti, al contrario! Nei miei progetti più imminenti c’è anche quello di ripartire a postare con regolarità. Si aprono le scommesse, perché stamattina nel mio post da burlona quale mi piace essere parlavo di costanza. Sì, certo, costanza, chi la conosce? Io no, non siamo mai state amiche per lunghi periodi. Se mi chiedete per quanti mesi sono stata lontana dal blog, non lo so nemmeno con esattezza. Ho scritto pochissimo, soprattutto post per le StorMoms, proprio ispirata dal tema del mese e solo perché avevo trovato del tempo da dedicare.

Sempre stamattina parlavo delle motivazioni che mi hanno allontanata da questo mondo, mi sembra giusto – soprattutto dopo il mio Pesce d’Aprile – spiegarle a chi mi segue sempre con affetto. Non voglio accusare nessuno, non voglio fare polemiche né farmi dire <<hai ragione/hai fatto bene/hai fatto male>>. Il mio ultimo periodo di pubblicazione assidua sul blog risale al Compleblog, stiamo parlando di agosto 2015; in quell’occasione ho conosciuto meglio tante di Voi e scoperto nuove blogger, con molto piacere. Successivamente, per nessun motivo in particolare, non avevo più molta ispirazione e come sapete ho sempre scritto solo se realmente avevo qualcosa da dire, non tanto per buttare giù un post. Di conseguenza il numero di post è calato nettamente, fino a quando sono arrivati mesi senza che pubblicassi nulla. Sono rimasta sui social, Facebook in particolare, questo mi ha permesso di rimanere piacevolmente in contatto con Voi.

Cercherò di farla breve: è successo che ho partecipato ad una rubrica, ospitata su un altro blog; ho fatto il reblog e ad un certo punto il link è diventato non funzionante perché è stata cambiata la data di pubblicazione. Ognuno in casa propria è libero di fare quel che vuole, ci mancherebbe; però ho voluto saperne di più, ho chiesto spiegazioni, che non sono arrivate. Al contrario, era comparso un post su di me, senza riferimento diretto, sotto il quale avevo letto diversi commenti poco carini nei miei confronti, anche se i commentatori non sapevano a chi si riferisse lo scritto. In poche ore, chi l’ha scritto ha deciso di sua spontanea volontà di rimuovere il post. Finalmente, a gennaio, su mia richiesta, sono riuscita ad avere la mia risposta. Questo il motivo principale che mi ha allontanata dal blog: ci sono rimasta male.

Ci sono inoltre le cause di contorno, una di queste sono i gruppi di mamme, e ho detto tutto. Per l’amor del cielo, lo diciamo tutte in ogni dove, eppure c’è ancora pieno di mamme che fanno la guerra ad altre mamme. Ho scoperto un livello di pochismo personale che mi ha lasciata basita, e annoiata devo dire. Quando capitavo sotto a dei post che parlavano di mamme, vaccini, svezzamento e argomenti simili, mi cascavano le braccia a leggere i commenti; moltissimi dei quali scritti in un italiano terribile. Inoltre, non lo nego, non sentivo più la voglia di scrivere: per evitare di risultare falsa ho lasciato perdere, fino a qualche giorno fa.

Ho aperto l’account Instagram, mi piace metterci immagini personali, frasi pensate da me ma che possono accomunare; lungi da me fare la mamma Instagrammer: non ce la potrei fare, non ne sarei all’altezza. Sinceramente non ho nemmeno ben capito come si usa, però è divertente. Continuo anche ad usare Facebook: ovviamente, per mia salvezza mentale, ho smesso di leggere certi post dove si scatenano le ostilità, mi sono tolta dai peggiori gruppi di mamme e mi concentro solo sul bello: Voi!


Ho letto i Vostri bellissimi messaggi e commenti in riferimento al mio ultimo post: lo sapevo, siete fantastici! Alcuni avevano capito che il post era una burla, bravi. Non prendetevela a male, spero nessuno si risenta del fatto che ho voluto fare questo piccolo scherzetto, un Pesce d’Aprile! Vi ringrazio doppiamente, ma davvero di cuore, e non lo dico tanto per scrivere qualcosa ma perché lo penso veramente: sapere che persone che non mi conoscono di persona mi dimostrino affetto, anche solo tramite uno schermo, mi fa immensamente piacere. Grazie l’ho già detto? G R A Z I E !

Mi siete sinceramente mancati, Voi e il blog. Quindi, siete pronti a seguirmi di nuovo?

 

Vi abbraccio affettuosamente tutti quanti, Francesca.

Momfrancesca Chiude I Battenti

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Cari amici,
buongiorno e buon primo Aprile.

Mi avete seguita per molti mesi, ormai il mio blog è aperto da un anno e mezzo, quasi due. Conta più di duecento post, le visite ci sono state ma non a livello di un blog professionale; ho sempre avuto tantissima interazione e per questo non smetterò mai di ringraziarVi. Siete stati il motore del mio blog, la ragione per la quale ho sempre pubblicato, un post dietro l’altro; avete rappresentato il motivo che mi spingeva a dire la mia, sapendo che poco dopo avrei avuto dei commenti ai quali rispondere. Ho sempre apprezzato questa parte perché adoro confrontarmi, civilmente. Per fortuna il mio spazio virtuale è stato visitato ogni volta da persone cordiali, che hanno espresso i loro pensieri senza insultare né attaccare me o terzi.

Ma è tempo di dire addio.

Ho detto arrivederci mesi fa, anzi non l’ho scritto ma mi sono assentata senza un vero e preciso motivo. A dire il vero di ragioni ne ho diverse, avevo detto che ne avrei parlato, e invece ho cambiato idea. In questa giornata ho preso altre decisioni, ho pensato che tenere aperto un blog dove non posto con regolarità non abbia più senso, per me. Ho riflettuto, per diverso tempo: la costanza già mi è mancata nei mesi scorsi, nonostante abbia portato avanti per un anno e mezzo un bellissimo progetto, stupendomi da sola. Tendenzialmente, avrò ancora meno costanza nel seguire Momfrancesca, inoltre sta arrivando la bella stagione e passerò più tempo all’aria aperta insieme ai miei bimbi.

Mi troverete sui social, non disperate. Vi devo un immenso GRAZIE per la Vostra presenza qui sul mio diario personale, che oggi vede il suo ultimo post.

 

Con affetto,
Francesca.

 

Buona Pasqua, Cioccolatosa

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Buongiorno.

Ben tornati all’ora legale, quella fantastica invenzione che ci fa dormire un’ora in meno. Come sapete, cerco sempre il lato positivo, quindi io la vedo così: quando ritornerà l’ora solare, dormiremo un’ora in più.

Oggi è una giornata di festa, i miei due bimbi hanno già collezionato talmente tante uova, ovetti, dolcini vari che li vedo già col diabete; loro che mangiano già molto cioccolato. Oggi riceveranno sicuramente altre uova, e via sulla strada della salute.

Ora mi alzo e improvviserò una Caccia alle Uova, ho preso qualche giorno fa il kit della Kinder, trovato al supermercato, l’ho ritenuto davvero carinissimo. Cosa nasconderò? Cioccolatini, ovviamente. E Voi, l’avete organizzata la caccia?

Pasqua è proprio quell’evento dove compriamo le uova di cioccolato per i bambini. Sì sì. Per i bambini. Ne siamo proprio sicuri? Qui a casa Momfrancesca, la cioccolatara per eccellenza, è proprio la mamma! Come va da Voi?

Passate una splendida giornata, buona Pasqua e felice Pasquetta.

Ecco i miei auguri dello scorso anno, scritti in tutte le lingue.

 

Francesca.

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