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Ci sono attimi nella vita che ti lasciano il segno, e te lo lasciano a lungo. Venerdì, era iniziato come tanti altri giorni: sveglia, doccia, colazione ai bambini, giochi in casa -viste le fantastiche condizioni meteorologiche- insomma, quotidianità. Amoremio sovente lavora da casa, quel mezzogiorno decidiamo insieme che per pranzo ci va il risotto giallo, quello alla milanese. Principessa gioca in salotto con Principe. Hanno portato all’interno un cuscino che, facendo il suo lavoro, dovrebbe coprire quelle sedie da esterno, alte sullo schienale. Invece oggi gli tocca fare da scivolo, trampolino, e chissà quale altro gioco si sono inventati. Mentre preparo per il pranzo dico a Principessa di ridarmi quel cuscino, lo avrei riportato al suo posto. Mi dice di no, li vedo divertirsi, per cui glielo lascio. Sono solita fare quel che dico, ma non mi sembrava così pericoloso quel che stavano facendo. Sono le 12:25 e ad un certo punto, succede l’imponderabile. Principe stava camminando sopra a questo, maledetto, cuscino. Principessa, per non so quale personale motivo, decide che è suo e se lo vuole prendere. Tutta la scena accade davanti ai miei occhi, senza che abbia il tempo di realizzare, tantomeno di reagire. Principessa quindi tira violentemente il cuscino verso di lei, scaraventando letteralmente Principe a terra, che era sopra. La mia prima reazione è stata una specie di urlo, perché la botta è stata terribile, troppo. Capita che Principe cade, mille volte è caduta Principessa da piccola. Ma mai ho sentito un tonfo simile. Allarmato, Amoremio si affaccia al salotto, e io farfuglio qualche parola rassicurandolo, perché Principe piangeva; per me sintomo che va tutto bene, scene già viste. Mi dirigo in cucina con Principe in braccio per mettergli il nostro amico ghiaccio, dopo aver minacciato con lo sguardo Principessa per la stupidaggine appena fatta. Principe era con la faccia verso il mio petto, strillava. Dopo due passi non lo sento più. Lo scosto per guardarlo, non dà segni di vita. Dentro di me il cuore si è fermato, non ho capito più niente, ho pensato al peggio. Poi, dopo due forse tre secondi, ha riaperto gli occhi. La confusione dentro di me era troppa, non ho mai visto nessuno senza sensi, perciò ho passato il Principe ad Amoremio. Sentivo che lo chiamava, per nome, gli dava degli schiaffetti sulla faccia. Tempo un minuto, forse meno, mi sono mentalmente calmata, ripreso lucidità, con il cellulare ho chiamato il numero di emergenza. Nel frattempo ho telefonato alla mia vicina che, in casi eccezionali di bisogno, mi cura Principessa, e le ho detto di venirla a prendere. Principe era pallido, bianchissimo. Aveva appena perso i sensi tre volte. E non piangeva forte, ma sembrava miagolasse, a fatica. Mentre aspettavo, facevo mente locale di tutto ciò che mi sarebbe servito all’ospedale, e ho preparato la mia borsa. Arrivati i soccorsi in cinque minuti -che sono stati infiniti minuti d’attesa- siamo saliti sull’ambulanza e partiti per l’ospedale. Durante il viaggio Principe sembrava stesse ancora male, ma per fortuna era solo tranquillo appoggiato a me che si rilassava. Giunti in ospedale, normale iter da Pronto Soccorso, visita della pediatra, attesa di alcune ore, visita del neurochirurgo, TAC. Immaginatevi voi, come fai a tenere un bambino di sedici mesi fermo immobile a fare un esame del genere. Ma quel che importa è il risultato: esito negativo. Il che significa: Principe non ha nessun danno cerebrale. Sospirone di sollievo. In tutto questo, l’unica mia dimenticanza erano state le scarpine di Principe, che poverino ha passato ore a camminare scalzo.

Per due giorni, fino alla domenica pomeriggio, ho girovagato per casa facendo le cose essenziali come nutrire e curare i miei figli. Per il resto ero come sotto shock. Non mi capacitavo di quel che era successo, di come sarebbe potuta andare, di come sarebbe cambiata la nostra vita. Per due sere ho faticato ad addormentarmi, mi veniva da piangere, ma non ho mollato. E poi tutto si è ridimensionato. Ma Principe, tutto il giorno successivo, è stato nel box o in braccio, sotto strettissima sorveglianza.

Quello che questa, terribile, esperienza mi ha lasciato è che basta un minuto perché la tua vita venga stravolta. Uno stupido gioco, uno stupido cuscino, poteva succedere con qualunque cosa, invece è successo con QUEL cuscino. Mi continuo a ripetere “se l’avessi tolto non sarebbe successo!” Ma non mi colpevolizzo, come non colpevolizzo Principessa, è stato un incidente. Che fortunatamente ha avuto un risvolto positivo.
Mi ha lasciato tanta paura dentro, non voglio più vedere uno dei miei figli in quello stato. Se prima ero una mamma apprensiva e vedevo catastrofi ovunque, ora va pure peggio. Credo però di essere una mamma apprensiva nella giusta misura, odio la campana di vetro perché in età più avanzata si ritorce contro, ma evitare che si frantumino la testa contro una finestra, quello sì.

Personalmente, mi sono data la conferma che, se m’impegno, riesco ad essere lucida nei momenti del bisogno. Questo è molto importante: è sciocco entrare nel panico, e io sono sempre stata una che ci entra subito, in panico. Anche senza motivo. Da quando ho loro, Principessa e Principe, sono molto cambiata e affronto gli eventi con maggior coraggio e forza. I miei figli sono la mia vita.

Se vi dovesse capitare, cercate di restare lucidi, di ragionare: io penso sempre che ai miei figli serva una mamma lucida e reattiva, non una paziente da caricare svenuta in ambulanza.

A presto, momfrancesca.

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