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Anonimo-è-possibile?Era il 2008, un amico di allora mi mandò un’e-mail dove mi chiedeva di iscrivermi ad un sito. C’era un nome scritto in bianco su sfondo blu, che mai prima d’allora avevo letto. Non mi sono mai iscritta a dei siti su invito, quel giorno non avevo in programma di fare un’eccezione. Così scrissi a Gabriele, su messenger (forse considerato l’antenato di whatsapp?) e chiesi delucidazioni su quel sito, cosa fosse, a cosa servisse. Mi spiegò di aver ricevuto l’invito a sua volta, dalla sua circafidanzata di allora, una tale che studiava architettura in città. Fu così che, senza aver la minima idea di dove stavo andando a finire, né immaginare quale influenza globale avrebbe avuto quel sito, mi iscrissi a Facebook. Francesca XXX, nome e cognome in bella vista troneggiavano su una nuova scheda, fatto: ero online, pubblica. Come per altre situazioni – ricordo il primo cellulare a colori, la fotocamera digitale, le mille foto inutili in un sabato sera e via dicendo – fui la prima tra amici e conoscenti ad iscrivermi al social. Così ero iscritta, con due amici: Gabriele e la sua circaragazza. Pian piano, col passaparola che da sempre è un elemento trainante fortissimo, come funghi trovavo da aggiungere o mi aggiungevano decine di persone che conoscevo. Pubblicavo pochissime foto, per lo più modificate, di fiori e paesaggi, il gatto, ed evitavo mie foto; ne misi forse una decina o poco più. Postavo tanti stati, quello sì. A volte di felicità, altre dove esprimevo il mio dissenso per qualcosa, altre ancora mandavo messaggi non troppo velati a determinate persone. Però poi scoprii che digitando il mio nome e cognome su un motore di ricerca, comparivano la mia pagina Facebook, le immagini e altre informazioni a me collegate.

Quando conobbi Amoremio era il 2009, a quell’epoca frequentavo alcuni ragazzi – non tutti assieme, eh! – quindi aggiunsi qualche foto in più, anche personali, mi ero fatta prendere la mano. E mi ero bruciata ore ed ore a fare niente, davanti a questo schermo con l’ansia da notifica. Lui, Amoremio, che Facebook non l’aveva ed ha qualche anno più di me, mi chiese di chiudere e cancellare il mio account. All’inizio non ci pensai neanche, era il mio giochino, potevo restare in contatto con tanti “amici”, vedere le foto degli altri, scrivere quel che pensavo. Successivamente insorsero vari problemi legati a gente del passato che, per colpa di questo social ormai dilagante a macchia d’olio, non vi era modo di togliersi di torno. Un bel giorno, che già convivevamo, mi decisi: mi ero rotta anche io di essere rintracciabile, anche perché la mia vita era cambiata. Cercai bene il sistema più efficace, perché non volevo solo congelare il profilo ma eliminarlo, quindi schiacciai irreversibilmente con il mouse su “cancella”. Pouf, Francesca XXX sparita. Più o meno. Sì perché, per qualche tempo, alcune informazioni e pagine restano online nel motore di ricerca. Poi cambiai indirizzo e-mail, anche perché il nome era vergognoso – frutto di un attento studio adolescenziale – quindi mandai un avviso a chi veramente mi interessava col mio nuovo indirizzo. Lo stesso percorso avvenne per il numero di cellulare: possedevo due SIM, una la disabilitai, l’altra la gettai in un fiume una sera in preda alla rabbia. Amoremio non aveva piacere che “certe” persone mi scrivessero sms o mi squillassero, pensandoci ora lo ringrazio.

anonimatoRicapitolando, anno 2010: no Facebook, tolto vecchio profilo my space, eliminato messenger, cambiato e-mail e numero di cellulare. Ovviamente cambiato abitazione, spostandomi di una quindicina di km da casa. Nessuno della mia precedente vita poteva contattarmi. All’inizio vedevo questo cambiamento come davvero strano, pian piano mi abituai e il cellulare si riempì con altri numeri, conobbi altre persone, tutto era nuovo. Ma, c’è un ma. Io non dimentico i nomi e cognomi delle mie amiche d’infanzia, dei miei amici d’un tempo; mi è capitato di entrare su Facebook e digitare il loro nome, spulciando per cinque minuti intuisco quanto segue di ogni persona:
-Fidanzato/a o no, se sì con chi.
-Dove vive.
-Se ha cani, gatti, uccelli, tartarughe d’acqua. O figli.
-Se li ha, i figli, so come si chiamano, quante scorreggette fanno durante l’arco delle 24h.
-Se non ha figli so dove ha fatto le vacanze e cosa beve per aperitivo ogni sera.
-Conosco i suoi gusti in fatto di film, musica, libri, programmi tv, orientamento politico.
-Vedo le foto di casa sua, in particolare del cesso (proprio la tazza intendo) dove la maggiore parte della gente si fa i selfie.
-Scopro che è diventata c&c (leggi: culo e camicia) con quelle due tizie che fino a pochi anni fa insultava.
-Un altro infinito numero di informazioni più o meno utili, certamente singolari per me che sono una persona curiosa. Fortunatamente non sono una pettegola, come tante ne conosco, che raccontano vita morte e miracoli di altrui persone con il solo scopo di ficcanasare e scoprire di più, per parlare a qualcun altro. Puoi sapere proprio tutto.

Bene, con me non si può. Se digiti su Google “Francesca XXX” non esce un bel niente, salvo il fatto di leggere le pagine di due mie omonime. Sono contenta che nessuno possa affacciarsi alla mia vita senza che sia io a cercarlo. Negli ultimi tempi mi è capitato di incontrare quattro persone che erano alle medie con me: di tre sapevo esattamente tutto, e loro invece a chiedermi “eh ma che fine hai fatto? Non ti si vede più!” “Ma va? Hai due figli?” E via dicendo. Solo di una persona non sapevo nulla, infatti ci siamo chieste reciprocamente alcune informazioni tipo dove abiti, che fai nella vita.

facebook-whatsappSimilmente mi comporto con Whatsapp: molti mettono come profilo la propria foto, quella dei bambini, quella del cane. Foto personali. Io ho una splendida bandiera del Principato di Monaco. Perché? Perché il mio numero, nonostante un’accurata selezione, è finito in mano rubrica di gente la quale non mi interessa lo abbia, è su Whatsi e io non ho nessuna intenzione di mettere la mia vita in piazza, pubblicando foto riservate, ché non voglio vedano quanta bellezza c’è nella mia vita. Possiamo dire che sono diventata una persona riservata, anche se rispetto agli altri lo sono sempre stata. Però davvero, quando sento qualcuno che mi cerca ma non mi trova, beh… Questo è il gusto. Tutti i pecoroni, arrivati dopo di me, magari all’inizio snobbando il social, ora sono connessi notte e giorno. A me vien solo da ridere, perché non sanno che gusto ha l’anonimato.

NB: non è una critica a chi usa FB, né a chi mette foto proprie e/o dei figli, né a chi le mette su Whatsi. Sto solo crogiolandomi nel mio anonimato, e constatando che: anonimo è bello. Soprattutto perché c’è sempre qualche invidioso/a a cui stai antipatico/a che non vede l’ora di sbirciare – con cattiveria – nella tua vita.

E voi, che ne pensate? Siete molto social, per niente social, o il giusto? C’è stato nella Vostra vita un momento in cui avete troncato col passato e ricominciato da capo?

A presto, momfrancesca.

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