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KAZAKHSTAN-RUSSIA-US-ITALY-ISS-SPACEL’ho scoperto solo una settimana prima, che vergogna. Io guardo i tg di sfuggita, la televisione pochissimo, questa mi era proprio sfuggita. Però il mio ritardo non mi ha dissuasa dal farmi prendere da un’enorme curiosità e voglia di sognare. Persino di avere la pelle d’oca dall’emozione.
Samantha Cristoforetti: dicendo il suo nome saprete tutti chi è e dove si trova in questo momento, quale viaggio ha affrontato domenica sera, datato 23 Novembre. Ne avevo sentito parlare perché, zappingando, ero finita su rai tre e da Fazio c’era un collegamento e parlavano proprio di questo lancio, di una donna, dello spazio, e ho sentito il suo nome. Ho iniziato a seguire il suo account Twitter, ho messo like alla pagina Facebook, ho letto cos’è la ISS, mi sono informata sulla navicella Soyuz e ho letto le differenze con l’ormai defunto collega americano, lo Shuttle. Ho guardato su Youtube vari video. Il sabato sera precedente il lancio ho seguito lo speciale su rai tre, che mi ha fatto “conoscere” questa ragazza. È nata nel 1977, quindi ha 37 anni – dieci più di me – ho visto che preparazione ha dovuto affrontare, sa parlare inglese, russo, tedesco e francese, è uno dei sei astronauti ESA classe 2009 selezionata fra più di ottomilacinquecento candidati. Ottomilacinquecento. Si apprestava ad andare nello spazio. Affascinante.

Mi sono immaginata tutto quanto, ho cercato di immedesimarmi in lei, la prima donna italiana ad andare nello spazio. Niente, la pelle d’oca continua, persino a scriverne. Ci metto pure un po’ di ignoranza, perché non ne sapevo molto. Sì, ok, avevo visto Luca Parmitano partire, poi tornare.. Ma i tg non ne danno grande importanza, sinceramente non ne ero rimasta così affascinata come questa volta. Pensare all’emozione che ti viene quando sai che il giorno seguente andrai nello spazio, io non riuscirei a dormire. Pensare che stai facendo l’ultima cena sulla Terra, e da domani mangerai alimenti strani e avrai poco senso del gusto perché sarai in orbita, io avrei lo stomaco chiuso. Alzarsi prestissimo, per farsi vestire con la tuta spaziale, dopo essersi fatta visitare ed igienizzare. Fare la firma sulla porta della camera dove hai dormito,come hanno fatto i tuoi predecessori, e poi salutare tutti, prendere quel pullmino grigio metallizzato che ha l’aria un po’ malandata ma, se ci pensi, è lì dal 1961 e fa sempre lo stesso servizio. Fai alcuni riti scaramantici che si fanno in quel cosmodromo, da dove partì Jurij Gagarin, ormai 53 anni fa. Salire sulla Soyuz, la navicella spaziale, che sembra un oggetto da film, da trovare solo nella letteratura, ed invece è reale, ci stai entrando. Io a questo punto sarei già morta di crepacuore per l’emozione, ma lei no. Quindi si va avanti, sdraiarsi in quella posizione fetale un po’ scomoda, e fare un check di tutto quanto. Passare due ore lì dentro, insieme ad altri due uomini, nelle tue stesse condizioni, con la consapevolezza che ormai è fatta, non si torna più indietro. Forse, fare un pensiero al 1986, anno in cui a dei colleghi sullo Shuttle è toccato un destino diverso, e un brivido lungo la schiena corre giù.
Essere in mondovisione, osservata da milioni di persone, mentre parte il countdown. “Two minutes to launch”, dice la voce.
Oh mamma che emozione – mia – e poi, “three seconds to launch”. I potenti motori che si accendono, e via, verso l’infinito e oltre, come direbbe Buzz di Toy Story. Volando ad una velocità impressionante, nientemenenoche 27000km/h, in otto minuti e quarantotto secondi si è in orbita. Otto minuti. Io in otto minuti cosa riesco a fare? La doccia. Leggere qualche pagina di un libro. Arrivare a piedi all’asilo. È il tempo necessario per avere, quasi, la cottura della pasta. Niente, loro, con nonchalance, in otto minuti abbondanti vanno in orbita. Incredibile. Fantastico.
Con loro Olaf, il pupazzo di neve di Frozen. Infatti ogni spedizione ha un pupazzino o un oggetto appeso come segnalatore di gravità. Ecco, al momento che i motori si sono spenti, Olaf ha fluttuato, la pelle d’oca è diventata altissima. “Wow, sono in assenza di gravità” ho pensato, mentre guardavo la faccia di Samantha e la sua espressione mista tra gioia ed incredulità.

Che bel sorriso che ha sempre, nonostante i capelli corti che potrebbero farla sembrare un maschio, è così femminile, anche dentro quello scafandro enorme. Insomma, sì, sono orgogliosa che una donna, italiana, sia lassù a spiarci, a fare lavori ed esperimenti all’avanguardia. Essere scelte tra più di ottomila candidati e pure essere una donna -con tutti i problemi di genere che esistono- non è mica pizza e fichi. Così cerco di passare il messaggio a mia figlia: credere ai propri sogni fino in fondo, lottare duramente affinché si realizzino, fare sforzi e sacrifici, provare fatica fisica e mentale, fare rinunce, combattere contro chi ti guarda pieno di pregiudizi, studiare, e sorridere. Lei mi ha colpita molto per la sua semplicità ed il suo sorriso. Cavoli, stai andando nello spazio, eppure sei lì sorridente, tranquilla, emozionata ma non troppo. Grande Donna di attributi. Non sono una persona che si emoziona facilmente, ma lei ci è riuscita, e continua a farlo quando scrive il suo diario, quando posta le foto sui profili social, mi fa sentire lassù.

Mi piacerebbe che mia figlia andasse nello spazio? Sì, ho sognato anche quello, mi piacerebbe molto! Ho visto alla tv la telefonata tra Samantha e la sua mamma, poco dopo essere entrata nei moduli della ISS, e vedere la sua espressione mentre le racconta sue prime emozioni, be, che ve lo dico a fare? Mi sono emozionata di nuovo. Penso a quella donna, mamma, che ha portato nove mesi in grembo la sua piccina, e ora è così lontana, così in alto, immagino quanto lei possa essere fiera ed orgogliosa.

*Oggi ho letto questo post, dell’Ominouova Cri, leggetelo perché è scritto molto bene, non solo sulla Cristoforetti, ma sull’essere felice, in generale. Ho trovato anche un altro post, navigando in rete, che evidenzia un pensiero che ho fatto anche io ma non sono stata in grado di esprimere: ecco, lo trovate qui.*

E voi, cosa ne pensate di @Astrosamantha?

A presto, momfrancesca.

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