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No, non inizierò a parlarvi di pezzi musicali, non vi farò ascoltare Mina che canta questa bellissima canzone; vorrei fare il punto su bimbi e parole. Principessa ha 4 anni e 3 mesi, mentre Principe si avvicina ai 22 mesi; non ricordo con precisione la mia primogenita ai suoi 22 mesi, ma leggendo sul quaderno a lei dedicato, guardando qualche video, posso fare una specie di paragone. Dico una specie perché non è possibile, oltre che inutile, fare paragoni tra fratelli, ma anche fra bimbi in generale.

Ogni bambino è a sé

Come tutti sappiamo, ma spesso ci dimentichiamo, ogni bimbo è diverso dall’altro. Non esistono bambini più avanti di altri in tutto, perché se un bimbo ha iniziato presto a gattonare e camminare, non vuol dire che abbia messo presto i denti e iniziato precocemente a parlare. Non tutti ce lo ricordiamo, anche se ognuno di noi l’ha letta e sentita più volte una frase del genere: ogni bambino è unico nel suo sviluppo. Io, quando faccio qualche paragone, lo faccio per curiosità e non penso minimamente che tra i miei figli uno sia migliore o più avanti rispetto all’altro. Chi per primo è riuscito a stare in piedi, chi per primo si è arrampicato sul divano, chi per primo ha aperto gli sportelli della credenza, varie altre azioni, hanno un “vincitore” diverso: a volte lei, altre lui. C’è anche da dire che il risultato è un po’ falsato, in quanto le azioni del secondogenito non sono proprio tutte farina del suo sacco, ma vive anche di imitazione verso la sorella più grande.

Pronto, chi parla?

La prima parola di Principessa è stata Mamma (grazie Amore) mentre quella di Principe.. Beh, è stata cacca. Sì, il suo primo insieme di suoni che hanno dato vita ad una parola avevan formato proprio quel vocabolo. Poi certo, è arrivato anche mamma, dopo. Ad oggi credo sappia dire una cinquantina di parole, correttamente, e altre storpiate. Un esempio è “trotro?” che nella sua lingua vuol dire, quando prende in mano il telefono, Pronto? Principessa, ad un’età simile, prendeva la cornetta e urlava “ProoChiè?” velocissimo. Ora mi fanno divertire parecchio quando fanno finta di telefonarsi: uno dei due digita sulla mano facendo “tit tit tit” e porta le dita all’orecchio. L’altro, portando la mano all’orecchio dopo aver schiacciato “tit” il tasto rispondi, dice pronto. Poi iniziano: lei parla, lui farfuglia suoni incomprensibili, infarcendo di parole corrette; sono semplicemente dolcissimi.

Sssh!

Attualmente Principessa quando inizia a parlare, delle volte, non smette più. A me fa immenso piacere, perché è un vulcano di idee, fantasia, domande, alle quali io son sempre ben felice di dare una risposta. Eppure, io che sono una mamma paziente, certe volte è troppo anche per me. Ci sono giorni in cui non sono stata bene, ho dovuto fare telefonate importanti, il papà voleva seguire il tg o altri casi in cui le ho chiesto gentilmente di smetterla per un momento di parlare. E lei non smette, è proprio come la mamma! Da piccina mi son sempre sentita dire “adesso basta, hai parlato anche troppo” o “oggi hai parlato abbastanza anche per domani” e per questo motivo non ho assolutamente intenzione né voglia di zittire la mia pulcina, salvo in casi reali di necessità.

Prove tecniche

Per quanto due bambini possano sembrare simili, svegli e siano fratelli, non c’è nessuna gara in cui farli competere, non è giusto fare confronti né virtuosi né impietosi. Principessa ha sempre parlato correttamente sin da piccola, con un ampio vocabolario, eppure non le veniva la R e diceva L. Proprio durante queste vacanze natalizie la letterina R è magicamente arrivata, il giorno prima non c’era e l’indomani l’ha pronunciata correttamente. Principe, per annuire diceva “ti”, un mattino mentre passeggiavamo io e lui, dopo qualche minuto di prove, sono riuscita a fargli dire “sì”, ma con una S sibilante. In questi giorni, Principe, sta passando da frasi monoparole, tipo QUAQUA (acqua) o MAMMAAA (per qualsivoglia richiesta ed affermazione) a frasi di due parole o più, ma insensate. Ha iniziato, guarda un po’, dicendo MAMMA CACCA; ora si è evoluto e alla parola MAMMA aggiunge i verbi o gli aggettivi o i sostantivi. Insomma, quel che gli serve in quel momento, facendolo precedere dalla parola mamma. È bellissimo cercare di godersi quei meccanismi, quei piccoli passaggi, quasi invisibili, che portano i bambini dalla fase monoparola per esprimere un concetto fino ad arrivare a intere frasi.

*Questo post l’avevo scritto ieri mattina, ma per motivi bambineschi non ero riuscita a portarlo a termine. Poco più tardi ho letto questo Post scritto da Cri, Ominouovo, e come le ho già scritto nei commenti non bisogna affidarsi a quelle tappe evolutive, né per quanto riguarda la parola né per qualsiasi altro traguardo: ricordatevi, OGNI BAMBINO È UNICO.*

E Voi, cosa mi raccontate dei Vostri bimbi e delle loro linguaggio? Qual è stata la loro prima parola?

A presto, momfrancesca.

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