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buon-compleanno

Due è il doppio di uno, ma due è davvero pochissimo, ancora non hai visto niente. Due anni non sono nemmeno mille giorni, eppure è come se esistessi da sempre. Hai davanti un esempio che, a volte, ti porta a compiere azioni stupidine e pericolose, per i tuoi due anni, ché lei ne ha quattro. Se ci penso, quello che mi ha tanto impressionato della tua nascita è stata la sera prima. Mando un sms alla mia gine chiedendole il cesareo, ma così, quasi scherzando. Lei, seria, mi risponde: domani mattina alle 08:00 digiuna in reparto. Non ho più parlato col tuo papà per tutta la sera, ero traumatizzata. L’indomani mi sono fatta coraggio, devo dire che è stato difficile per me, che non ero mai stata in sala operatoria, ma allo stesso tempo ero felice di entrarci per un’operazione così piacevole: mi avrebbero presentato il mio ometto. Vedevo solo l’anestesista, era alla mia sinistra, continuavo a domandargli le stesse cose “Va tutto bene? Va tutto bene?” e lui, gentile, mi rassicurava. Poi ti ho visto, ma un secondo, forse due, e mi sono commossa. Anche ora che ne scrivo, sì, mi viene la pelle d’oca. Erano le 13:08, il primo commento che ho sentito in sala, da una ferrista, è stato “com’è grosso” e infatti sei stato così per alcuni mesi, né lungo né grasso, proprio grosso.

Chi lo sapeva che, un mese e mezzo dopo quel giorno, avrei dovuto accompagnarti insieme al tuo papà in un’altra sala operatoria? Certo, dalle ecografie si era visto qualcosa, avevamo già contattato il primario, uno dei più rinomati chirurghi, avevamo effettuato visite ed ecografie specializzate. “Però non è sicuro che è da operare, signora” mi disse, gentile. A tre giorni di vita un’ecografia ci ha dato la certezza, dovevi subire un’operazione. Niente di invasivo, è routine, ma è pur sempre un’operazione, dicevano loro. Giuro, avevo anche già messo in conto di perderti, eri così piccolo in quel reparto che, se fosse successo, non ci saremmo neanche accorti di quel che stavamo perdendo, non sorridevi nemmeno. Ignaro, col tuo ciuccio, l’orsettino, in quella piccola lettiga blu, eri addormentato. E via, per corridoi, ascensori, che sembravano tutti uguali e non finire mai, ed infine davanti al blocco operatorio: sarei dovuta entrare io alla pre-anestesia, ma poi scusa amore, non ce l’ho fatta. Ti ho mandato dentro papi con te, vestito con la cuffia e copri scarpe e camice verdi, color sala operatoria. Io avevo l’ansia a mille, ma in fondo ero tranquilla, so che è un controsenso ma.. insomma, quelle quasi due ore sono state surreali.

Poi abbiamo visto affacciarsi il chirurgo, e finché non ha detto “tutto a posto” non ero tranquilla, finalmente abbiamo tirato un sospirone di sollievo. E ora sei qui, rospetto come non mai, che vivi allegramente la tua vita da neo duenne. Sei simpatico, buffo, spiritoso, capriccioso ma non troppo. Sei ubbidiente, gentile, ringrazi sempre. Corri ancora in modalità pinguino, con i tuoi piedini veloci, ma sei già così sicuro di te stesso. Fai valere le tue ragioni, e spesso sgridi tutti, io ti spiego che non si fa, sei piccolo e non puoi comandare, allora ti acquieti. Parli un sacco, ma non si capisce niente; o meglio, su dieci parole sì e no una è italiano. Ma ti fai capire benissimo, in italiano e anche in inglese. Soprattutto, capisci tutto, sei ordinato e spegni pure le luci quando esci dalle stanze. Ti piace avviare la lavatrice, adori passare l’aspirapolvere – polly – e il mocio – poto – ; anche la scopa – póca – va bene, basta pulire per terra. Quando vedi un elefante lo chiami Emily, con accento inglese, perché nella Peppa pig c’è l’elefante Emily. Quando siamo in giro saluti tutti, ma proprio tutti tutti: forse anche un po’ troppo, sono convinta che, per la tua socievolezza, se il primo che passa per la strada ti tendesse una mano, tu te ne andresti con lui.

Sei ancora piccolino per permetterci di godere appieno del tuo spirito giocoso, ma delle volte fai già morire dal ridere, tu e il tuo pip sul naso quando ti sgrido. Tu e le tue risate quando ti facciamo il solletico. Fai ridere anche quando fai i capricci, perché lanci tutto, ma lì non posso ridere, ché devo spiegarti che non si fa, allora capisci e raccogli tutto. Il tuo cervellino apprende ogni giorno in maniera sorprendente, ti sto insegnando a leggere, un po’ per gioco, un po’ perché credo sia vera la storia delle sinapsi, conosci le forme e conti fino a 11 in italiano e a 10 in inglese. Fai cucù alle persone, e chiami “amone” – amore – tua sorella. Sei un concentrato di vitalità, poi da quando hai imparato a fare i salti non ti si tiene più.

Sapevo che, per via del tuo segno zodiacale non sarebbe stato facile, ma sei il secondo compito della vita più bello che mi sia capitato, Principe. È vero, pensavo di perderti, ma ora non potrei più fare a meno di te, e neanche Principessa potrebbe.

** In questi giorni è stato il tuo Compleanno, Principe adorato, ma sono così gelosa di te che non mi sento ancora pronta per condividere nemmeno la tua data di nascita. **

Speciali Auguri, Principe.

A presto, momfrancesca.

P.S. : se volete leggere gli auguri per il Compleanno di Principessa, trovate qui il post.

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