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disegni-per-maestraLa fantasia ritengo sia uno tra i doni più belli che Madre Natura ci ha regalato. C’è chi ne ha da vendere, chi pensa di averla perduta ma la ritrova insieme ai suoi figli, e c’è chi non sa proprio cosa sia, perché è ancorato a stereotipi rigidi di una società frenetica.
Io sono il secondo tipo: da piccolina avevo un sacco di fantasia, poi tutto è sfumato fino a qualche anno fa, alla nascita dei miei bimbi. Da bimba inventavo giochi e storie di sana pianta, costruivo oggetti disparati con la pasta da modellare; non avevo l’amico immaginario, avevo uno stuolo di amici immaginari. Questo succede quando sei figlia unica con due fratelli, quando i genitori rispondono sempre <<dopo>> oppure <<non ho tempo>> alla tua domanda di giocare. Il mio cervello galoppava, a volte sussurravo parole a chi era con me, per finta, durante una missione segreta nel giardino. Mi nascondevo appostata e poi, come nei telefilm che guardavo, facevo cenni e mandavo avanti gli altri. Il tutto consapevole che stavo giocando da sola, ma quanto mi divertivo!

Forte di quest’esperienza, che a pensarci mi fa rivivere le stesse emozioni, non mi tiro mai indietro quando Principessa mi coinvolge nei suoi giochi fantasiosi. Delle volte durano davvero poco, il tempo di poche frasi e del <<facciamo finta che tu sei…?>>. Altre volte sono giochi più lunghi, dove per parte del giorno ci chiamiamo a vicenda con nomi inventati, oppure utilizzando nomi di personaggi famosi. Martedì le ho fatto una treccia che scendeva di lato, le ho detto che era una treccia “alla Elsa”. Per questo motivo ha iniziato a chiamarmi Mamma Elsa, e si faceva chiamare Elsa. Adoro quando le do un nomignolo qualsiasi e lei, per rivolgersi a me, fa precedere lo stesso nome dalla parola mamma. Ma, tornando ad Elsa, c’è stato un momento in cui, a tavola, doveva rivolgersi a suo fratello, così esordisce con <<Anna!>>. Giustamente, penso io con un sorriso, perché Anna è la sorella di Elsa, e nella sua testa non sarebbe potuto essere diversamente.

Domenica, tornati da un pranzo, un po’ provati, decidiamo di dedicarci ad attività rilassanti tipo ritirare il bucato e sistemarlo, pulizie generali et similia. Mentre inizio ad organizzarmi trovo Principessa in bagno con il suo zainetto viola. <<Amore, cosa fai in bagno con lo zaino?>> e semplicemente mi risponde <<ma mamma, io sono un’alunna, perché vado a scuola.>>
“Aaaaah, ok.” penso, riflettendo su quanto sia davvero bello avere 4 anni.
Poco dopo inizia un pomeriggio che non mi aspettavo, carino e giocoso. Va a sedersi con tutte le sue attrezzature varie e inizia <<Maestra? Maestra! Cosa posso disegnare?>> Amoremio è diventato il maestro, ma da chiamare solo nel caso in cui la maestra abbia detto che in quel momento non può. Ho notato con piacere, infatti, che la figura della maestra andava per la maggiore.

Le ho detto di colorare un disegno che in precedenza aveva fatto sua cugina, le ho fatto disegnare una casa, poi i fiori, i nonni, successivamente le ho chiesto di disegnare quello che vedeva fare a suo padre – stava componendo un vaso di fiori freschi appena colti – e così via. Le ho fatto ripassare numeri e lettere, poi ha voluto scrivere delle parole. Il bello che ho trovato in questo gioco è stato sforzarmi di pensare a cosa farle disegnare ogni volta e, lo ammetto, non sono stata poi così singolare. Finite le mie pensate originalissime, l’alunna viene a chiedermi nuovamente quale scheda deve fare, ché all’asilo le chiamano così. Le dico <<disegna quello che vuoi.>> e lei risponde <<ma io voglio fare una scheda!>> così le spiego che anche disegnare quello che si vuole comporta un notevole impegno, in quanto bisogna pensare, scegliere cosa si vuole disegnare e poi definirlo su carta. Risultato? Una casa blu, con dei fiori altissimi, molti cuori e un bel sole arancio nel cielo blu.

La mia parte preferita, devo ammetterlo,è stata sentirmi chiamare Maestra per diverse ore, davvero divertente. È stato piacevole ritornare ad usare la fantasia, eravamo proprio calate nelle parti e, anche se io sfaccendavo qua e là, passavo dalla mia alunna a vedere il lavoro oppure entusiasta mi raggiungeva per mostrarmelo.

Insomma, viva la fantasia! È così bello tornare bambini.

A presto, momfrancesca.

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