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routine-quotidiane

Il bello dei bambini è che sono abitudinari: con i miei figli, sin da piccoli, sono stata avvantaggiata nell’accudirli perché ho messo in atto delle vere e proprie routine; con il secondo figlio più che con la prima, perché aiutata dall’esperienza. La più importante, e proficua routine, è stata la messa a letto, con Principessa ero impreparata e sono andata a tentativi, con Principe invece ho drasticamente ridotto i tempi e raggiunto prima il risultato: addormentamento da soli e nanna tutta la notte.

Per la pappa ho sempre cercato di tenere, passata la fase neonato, gli stessi orari per le poppate: di questo passo sono riuscita agevolmente ad inserire il pasto solido, prima il pranzo e successivamente la cena, senza perdermi in ulteriori passaggi con allattamenti per finire il pasto lasciato incompleto per scarso appetito oppure interminabili poppate o ancora diventare una mammucca.

In altre situazioni la routine è stata davvero importante, come il pisolino sempre alla stessa ora e la messa a letto alla sera, instaura in loro un regolare ciclo sonno-veglia; andare nel seggiolino auto costantemente allacciati non permette loro di avere spazi per sgarrare, ché sulla sicurezza sono intransigente; ogni tanto lasciarli giocare da soli, sistematicamente, mi ha permesso di fargli capire che la mamma non può sempre giocare e che si posso auto intrattenere, e così fanno.

Ci sono dei giorni in cui, però, salta tutto e le mie certezze vacillano. A dire il vero, vacillavano, perché col tempo ho capito che quelle uscite dagli schemi sono davvero passeggere. Un tempo, se mia figlia passava male una nottata, ero presa da sconforto e pensavo “ecco, dormiva così bene tutta notte, ora non succederà più è sarò costretta ad alzarmi ed inventarmi nuovi modi per farla riaddormentare” e confesso che ero veramente in pensiero. Una notte, due notti, magari anche tre notti agitate e poi magicamente la quarta notte, in cui ero già pronta ad alzarmi, la passavo ad aspettare di sentirmi chiamare, ma Principessa dormiva. Da lì ricominciava nella direzione giusta. È successo anche con l’alimentazione, quando per qualche fastidio era inappetente ero già in crisi vedendomi in ospedale con lei e le flebo attaccate al suo braccino; eppure saltare un pasto, anche due, oppure spizzicare solo qualcosa non ti fa morire di fame. Infatti, in brevissimo, si risolveva tutto e lei tornava a mangiare, ed io riacquistavo serenità.

Questo pensare tragicamente, appena qualcosa cambiava, mi ha portata a disperarmi anzitempo, più e più volte. Col passare dei mesi ho capito una verità: tutto passa, non durerà per sempre. Qualunque problematica, qualsiasi malessere, i capricci, le malattie, particolari bisogni, sono tutti delle fasi. Una fase arriva, fa il suo corso, passa.

Questo post ho iniziato a scriverlo sabato mattina, nel letto, avendo di fianco un ranocchietto dormiente che mi metteva i piedi in faccia, mi spintonava, e spintonava pure papà: sì, Principe era nel lettone. Da noi è un evento raro, non ho mai sopportato il co-sleeping, ho bisogno dei miei spazi, non tollero che mi si prenda a calci, odio dormire sul bordo del letto, odio ancor di più non dormire, soprattutto ho paura che Amoremio, notoriamente rintronato di notte, si giri e schiacci qualcuno. Eppure, ogni tanto serve: Principessa la coccolavo nel suo letto, a volte l’ho lasciata piangere – quel piangere che in due minuti dormiva – ma ora che i bimbi sono due non posso far piangere uno che si sveglia l’altra, urla per chiamarmi, lui piange ancora di più e io mi vorrei sparare un colpo. Quindi, ammettiamolo, per comodità e quieto vivere prendo il marmocchietto urlante e me lo caccio nel letto. Dicevo, il post l’ho iniziato dopo una notte in cui l’ho portato da noi verso le 5:00, intorno alle 6:00 l’ho riportato nel suo lettino, illusa. Poco dopo riparte la stessa richiesta <<mamma, braccio… Letto… Di là, letto…>> e per farla breve l’ho buttato adagiato nel lettone. Ha dormito fino alle 8:30, o di più, e io nel frattempo scrivevo. Ottimista dopo una notte così, mi sono preparata ad un sabato sera di passione, però avevo giocato d’anticipo: il venerdì infatti, Principe aveva fatto un riposino decisamente lunghissimo, ma sabato pomeriggio l’ho svegliato dopo due ore. Alle 21:00, quindi, sono pronta per metterli a letto, povera illusa. Sono riuscita a portarceli alle 22:04, povera illusa di nuovo perché è iniziata una lunga trafila. Lui vuole stare nel letto con lei, lei acconsente ma poi si lamenta che non ha spazio, dopo un minuto cominciano a giocare al cucù, al mi trovi, io sono già stanca e la pazienza è finita. Metto lui nel suo lettino, lei a letto, saluto tutti e me ne vado, ma so che non è finita lì. Principe piange, si lagna, io faccio finta di non sentirlo, pensando di essere altrove. Torno dopo qualche minuto, lei dorme, lui vuole venire in braccio, andare di là, <<letto>> dice, piange ed è in piedi. Eh no caro, non mi freghi. Così, mossa da stanchezza, salto dentro al suo lettino. Mi guarda, poi si sdraia vicino a me, <<mamma, acqua>>, che però non ce l’ho, allora alzati – vai a prendere l’acqua – ritorna – entra nel letto. “No, un momento, non entrare altrimenti si abitua”. Ben detto Francesca, sto fuori ma ovviamente mi chiede di sdraiarmi accanto a lui, declino gentilmente l’invito e lo coccolo sulla schiena, sulla testolina; dopo dieci minuti posso uscire dalla stanza. Il mattino seguente posso cantare vittoria perché ha dormito fino alle 8:30.
La domenica sera stesso giro di giostra per dormire, ma non sono né entrata nel suo lettino né l’ho portato da nessuna parte: per sfinimento si è lasciato coccolare nel suo letto, dopo decine e decine di minuti. Gli ho preso la manina, gli ho fatto i grattini e con l’altra mano gli accarezzavo la testolina, bam, crollato. Vittoria per la mamma di nuovo, infatti ha dormito tutta la notte. Chissà come andrà stasera…

Quindi, ricapitolando: W la routine per la maggior parte delle azioni. Quando i programmi saltano, sono fasi; le fasi sono veramente passeggere. Questo mi ha permesso di mantenere le mie certezze, di non andare nel panico se accade qualcosa di diverso, ché so per certo che tutto tornerà come prima.

Ho preso spunto dal, per me fantastico, libro di Tracy Hogg “Il linguaggio segreto dei neonati”, nel quale c’è una frase che non ricordo alla lettera, ma dice qualcosa del genere “iniziate nel modo in cui intendete proseguire”. Frase adattabile a qualsiasi comportamento con i nostri bambini, dal significato chiaro e dall’attuazione semplice. Per questo, come Vi ho raccontato sopra, ho “iniziato” a gestire i miei bimbi nel modo a me più congeniale,che desse serenità a tutta la famiglia.  Non voglio dare consigli su come fare, ma solo su quale metodo utilizzare: ogni famiglia ha il proprio vissuto, le proprie giornate e abitudini, ciascuno troverà le proprie consuetudini.

Anche Voi adottate delle routine quotidiane? Co sleeping sì o no?

A presto, momfrancesca.

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