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neonata-piccolo-angeloDue persone, una giovane ragazza e un giovane ragazzo, si mettono insieme. Dopo pochi anni scelgono la data per un giorno importante, il matrimonio. È il luglio 2014, e i due ragazzi si sposano. Hanno ristrutturato l’appartamento sopra i genitori di lui, sono felicissimi, innamorati, pieni di aspettative, inizia la loro vita in due, e sono giovani. Dopo qualche mese l’annuncio: la gravidanza. Tra tutta l’emozione generale, la pancia della giovane ragazza cresce. I parenti le sono stretti intorno, gli amici di sempre anche, il suo giovane marito le sta vicino come non avrei mai pensato. Ho incontrato i due giovani ragazzi una sera al supermercato, erano le 22:00 circa e loro erano raggianti; lei indossava una maglia gialla aderente e il pancione sembrava scoppiare. Portava al collo il cosiddetto chiama angeli, quella collana con una pallina che suona dolcemente. Stava divinamente, nonostante l’evidente stato di gravidanza avanzato. Lui sembrava diverso, sicuramente il pensiero di diventare papà di lì a poco lo aveva reso una persona migliore di quando al sabato sera beveva al bar con gli amici. Li ho salutati così, con leggerezza, facendo loro gli auguri, senza sapere cosa sarebbe successo ai due giovani ragazzi.

Oggi, 23 settembre 2015, sarebbe dovuta nascere C., con un parto cesareo programmato. E invece no, non è andata in questo modo. Da qualche settimana, alle visite di routine, avevano detto alla giovane ragazza di riguardarsi, di bere molto, il liquido amniotico era scarso. All’ultima visita, sempre con il monito di riguardarsi, avevano aggiunto di non preoccuparsi e di tornare in ospedale per il giorno stabilito. Ieri la svolta, la giovane futura mamma, ad un passo dall’esperienza di conoscere sua figlia, capisce che c’è qualcosa che non va: non sente più muoversi la piccola C. . Quindi corrono in ospedale, e al monitoraggio ecco quello che nessuno vorrebbe mai sentirsi dire, quello che nessuno dovrebbe mai sentirsi dire. Non c’è più il battito.

Sbam. Tutto finito, così. In un attimo.

La piccola C. era pronta per nascere, ma purtroppo non ce l’ha fatta. I medici dove la sua mamma è ricoverata ora, sono gli stessi che mi hanno seguita nelle mie due gravidanze. Che mi hanno fatto partorire due volte. E da ore penso ai due giovani ragazzi, al destino beffardo, orrendo, che li ha toccati. Può succedere l’aborto spontaneo, nelle prime settimane, e io sono una di quelle che è convinta che accade perché c’è un motivo naturale, come possono essere malformazioni o simili nel feto. Ma a pochi giorni dal termine, con poco liquido, e con la bimba già completamente formata da settimane, si sarebbe potuto fare altro? Talvolta ricoverano per molto meno, altre volte fanno nascere qualche settimana prima il bebè, e tutti felici e contenti. Cosa è andato storto? Ancora non lo so. Eppure mi domando quella ginecologa, la stessa che è di mia fiducia, con quale sicurezza ha mandato a casa una giovane ragazza vicino al termine di gravidanza, con poco liquido amniotico.

Stamattina la piccola C. è nata, con parto naturale, i parenti stretti l’hanno vista e hanno detto che è bellissima, un piccolo bellissimo angelo direi io. Seguiranno gli accertamenti del caso, per scoprire la verità, che mi auguro esca interamente.

Ma come può, una donna, essere responsabile di una tragedia così grande? Ha stroncato una vita, che non aveva mai preso respiro ma che c’era; ha segnato per sempre la vita di due giovani ragazzi, genitori di un pancione e che fra qualche giorno dovranno seppellire il frutto del loro Amore, senza averla nemmeno conosciuta. Ha turbato le esistenze di nonni, zii, e amici stretti, i quali non dimenticheranno facilmente la piccola C. La superficialità non dovrebbe mai essere adottata in questi casi, anzi tutto il contrario. Ma li conosco i medici, molti ti dicono <<non si preoccupi, vada pure a casa, stia tranquilla. Lei è giovane, cosa vuole che succeda?>> Ed infatti, cosa vuoi che sia successo?

Il giovane ragazzo è mio cugino, la giovane ragazza è sua moglie, siamo entrambe dell’87 e per due anni abbiamo frequentato lo stesso istituto scolastico. Da piccola giocavo spesso con mio cugino, poi crescendo ci siamo persi di vista, nonostante abitassimo a tre kilometri di distanza. Lo incontravo raramente, nei sabato sera al bar, era sempre sorridente. Ora penso continuamente a loro, da quando sono mamma sono diventata molto più empatica e provo ad immedesimarmi in lei, ma non ci riesco. Mi dicono che sia tutto sommato serena e che abbia preso bene l’accaduto. Ma certo deve essere terribile preparare tutto l’occorrente, la cameretta, aver scelto il nome fra mille altri, e poi scoprire che tutto questo finisce, senza un vero perché. Non dovrebbe più succedere, nel 2015. Io questa la chiamo ingiustizia.

Vola piccolo angelo, proteggi e dai la forza ai tuoi genitori, che ora come non mai ne hanno bisogno. Ciao piccola C.

Francesca.

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