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StorMoms_mese_aprile_16

Educare i figli è difficilissimo, a tratti impossibile. Punto, fine del post.

Se proprio volessi essere concisa, avrei già finito lo svolgimento del tema “educazione”, anche se l’argomento è molto vasto e presenta mille sfaccettature. Voglio invece spendere due parole, inizio col dire che sull’educazione dei nostri figli si dice e si legge tutto e il contrario di tutto, perciò già un genitore parte male: come fa, sbaglia. È necessario aggiungere che il nostro operato sarà costellato di pareri non richiesti, consigli ricevuti da la qualunque, dalla vicina di casa alla cassiera del supermercato, passando per il vecchietto in coda allo sportello postale: ognuno ha da dire la sua, sul perché e sul percome tuo figlio in quel momento sta facendo un capriccio, perché ha le gote rosa oppure ti spiegano perché non dorme la notte, dicendoti pure come rimediare. Posto che solo noi conosciamo i nostri figli, posso tollerare la frase di circostanza che magari in certi luoghi le persone – soprattutto anziane – ti buttano là così, tanto per dire qualcosa, come parlare del tempo. Io a quello rispondo con un sorriso cordiale, senza dare corda e finisce lì; ricordate, mai rispondere verbalmente oppure sarà la fine. Non venitemi però a dire come devo educare i miei figli, quello no. Dovrebbe essere semplice: chi vuole dare un consiglio deve prima farsi questa domanda “mi è stato chiesto?” Se la risposta è sì, procedere con l’esposizione del proprio pensiero, se la risposta è no, annullare tutto e parlare delle mezze stagioni che non ci sono più, molto meglio.

Ho scritto un post sul discorso del buon esempio, parlando dei figli che si comportano come i genitori: lo ritengo valido come ragionamento ma fino ad un certo punto, attualmente sottoscrivo il post in tutte le sue parti. È passato un anno e mezzo da quando l’ho scritto, ma vedo che stare composti a tavola per i miei figli resta, a volte, un optional. Eppure io mi siedo composta, certo non sono da galateo tutta rigida e formale, mi siedo normalmente e composta, eppure niente, il messaggio non arriva: chi si siede con mezzo sedere sulla sedia e mezzo giù, chi scende durante il pasto manco stesse colorando un album invece di pranzare, ancora abbiamo chi mangia indietro dal tavolo sbriciolando ovunque e sporcandosi i vestiti, poi c’è chi urla, si picchia. A volte glielo dico <<sembrate i figli di nessuno!>> e dentro di me penso, sconsolata “tutto questo tempo a dire di stare composti, mangiare bene, non sbattere la bocca, che a tavola non si fanno rumori che possano molestare gli altri commensali; tanto tempo per educarli e poi questo è il risultato”. Abbiamo un merito da assegnare: ebbene sì, i miei figli chiedono sempre se possono scendere da tavola. Inoltre, dopo che ogni volta ripeto le stesse cose, si raggiunge una sorta di normalità a tavola. Il discorso “figli di nessuno” posso applicarlo in molti altri comportamenti, per i quali mi domando sempre perché io mi comporto in un certo modo e i miei figli non se lo fanno loro, questo atteggiamento. La mia speranza è pensare che ora sono piccoli, ma crescendo avranno acquisito in totale naturalezza le buone maniere, per applicarle.

Mi ritengo un po’ una talebana dell’educazione, nel senso che non sono molto transigente su diversi aspetti della sfera educativa. Non sono però quella che va in giro a dire che il mio modo di fare è quello giusto, anzi, tutt’altro. Sono sicura che sbaglio qualcosa, ma ritengo di fare del mio meglio, inoltre mi auguro che i miei figli un domani possano vantare un’educazione a trecentosessanta gradi, per risultare persone gradevoli agli altri, ma in primo luogo per essere in pace con se stessi, perché “l’educazione è il grande motore per lo sviluppo personale” (cit. Mandela)
Non posso tollerare, ad esempio, che i miei figli corrano per il ristorante, urtando i camerieri e disturbando gli altri clienti; infatti stanno a tavola con noi, portiamo sempre qualche giochino da fare, ma li inventiamo anche al momento.
Non mi piace che mentre mangino giochino col cibo, né lo buttino ovunque, a tavola non si gioca ma si mangia.
Non tollero vestiti abbandonati per terra, giochi infilati in ogni anfratto, per questo tutti i giorni c’è il momento del riordino, dove tutti insieme si rimette a posto. Poi c’è la parte dove insegno che si rispettano gli altri, la natura e gli animali, non si sporca per terra né si rompono gli oggetti di uso comune… Insomma, tutte queste pratiche che io considero normali, ma non per tutti è così.

Mi capita spesso di vedere genitori lamentarsi dei figli che non ascoltano, che fanno quello che vogliono e mi veicolano il messaggio che sia “colpa” dei bambini, in quanto scalmanati, monelli, disubbidienti. Qui vorrei spezzare una lancia a favore di quei bambini, perché  secondo il mio modesto parere, l’educazione da parte dei genitori è stata lasciata al caso. Tante mamme portano i figli al parchetto e li mollano incustoditi, nel senso che sono lì ma chiacchierano o si fanno gli affari loro senza mai controllare che il figlio si comporti bene. Le marachelle le fanno tutti, ma se il genitore ride di quest’ultime, il figlio non imparerà che “questa cosa non si fa” ma al contrario si sentirà spalleggiato dai genitori a fare sciocchezze, che in età avanzata potrebbero, magari, tradursi in “bullate”, anche gravi. Poi ci sono le mamme che proprio per nessun motivo, nemmeno sotto tortura, riescono a dire di no. E come pensi che cresca tuo figlio, se non ha mai ricevuto un no? Secondo me, male. Perché nella vita non si può avere tutto, non si può far tutto, i genitori non sono gli amici del bar, ma i tutori che insegnano cosa è giusto e cosa è sbagliato, i guardiani che mettono i paletti per far capire fin dove ci si può spingere. Per questo servono anche i no, altrimenti non lamentatevi di avere figli viziati.

Sono sicura che esistano anche bimbi seguitissimi ma che proprio hanno l’anarchia dentro, se ne fregano delle regole e dell’educazione, però quei genitori possono dire di averci provato. Io sono proprio contro quei genitori che fanno i figli e poi se ne fregano, lasciando che sia solo la scuola a occuparsi della loro formazione. Mi fanno venire ancor di più la rabbia quei genitori che invitano i figli a comportarsi da maleducati, li tirano su incivili, si vantano delle azioni bulle che fanno, li rendono cattivi. Ecco, io a genitori così… No, non lo dico cosa farei, ma mi auguro solo che i miei figli non debbano incontrare gente così, perché sono la rovina della società.

L’educazione è importante, educhiAMO!

*Questo post partecipa al tema del mese di Aprile delle StorMoms*

Francesca.

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