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Diploma_Scuola_dellinfanzia

Il titolo può trarre in inganno, sicuramente. Forse dovrei specificare che si tratta della prima, di laurea. Siamo a maggio, tra questo mese e quello di giugno i bambini più grandi delle scuole dell’infanzia riceveranno il loro diploma. 

Ricordo ancora il giorno in cui lo consegnarono a me, credo nel 1993 – sembra di parlare del paleolitico – ero molto emozionata e anche un po’ spaesata, ricordo che ci misero in testa un cappello di cartone, nero, e mi diedero questo foglio arrotolato. L’ultimo anno di asilo segna un passaggio importante, il primo di molti altri; riassunto a grandi linee, potremmo sottolineare questi eventi: passi dall’essere il bambino tra i più grandi e vai ad essere tra quelli più piccoli; si va da un ambiente dove l’approccio per ogni cosa è giocoso ad un altro dove si pretende si comportino da grandi, stando seduti al banco per diverse ore. Si cambiano insegnanti, quelli che hanno accudito e talvolta coccolato per consolare il mal di mamma i nostri figli, vengono sostituiti da figure di riferimento meno affettuose e più pratiche. A conti fatti, è un bel salto, per loro. Forse lo è più per le mamme, apprensive come me. 

Ho già preparato un’autobotte di lacrime, perché oggi pomeriggio la mia Principessa riceverà il suo diploma, il suo primo; per me è come se fosse la sua laurea. Me la vedo già, con l’alloro in testa, perché dal diplomino della scuola dell’infanzia alla laurea il passo è breve.

A settembre inizierà la sua carriera scolastica, io rivivo la mia e la proietto su di lei, mi sento preoccupata e anche un po’ in ansia per lei. Una volta che entri alla scuola primaria inizia un turbine che, in una manciata di anni, ti porta alle medie, ti trasporta alle superiori, sei diplomato, puoi scegliere se andare a lavorare, oppure continuare gli studi e laurearti. Insomma, come dicevo, il passo è davvero breve. Ho scritto che ricordo il giorno in cui all’asilo mi diedero il diploma, e mi sembra che subito dopo riuscii a prendere il diploma di scuola superiore, dopo una travagliata esperienza di studi. In fondo, tra i due eventi sono passati diversi anni, se ci ripenso però posso ripercorrere tutto in maniera rapida, perché quando diventi grande il tempo vola letteralmente.

Mi piacerebbe che il tempo si fermasse, forse è chiedere troppo; vorrei allora che rallentasse almeno un po’, per farmi godere ancora della bambinezza dei miei figli, caratteristica che in Principessa vedo già sparire. È cresciuta molto in altezza, mi sembra mi stia sfuggendo di mano anche solo quando la guardo da vicino, o quando mi inginocchio per sistemarle il colletto e mi accorgo che è più alta di me. “Santo cielo, ti ho partorita quarantanove centimetri di frugoletta, dove stai scappando?” penso ogni volta. E a settembre se ne andrà alla scuola elementare. Vorrei per lei che la scuola sia solo un luogo sicuro e divertente dove imparare a vivere la vita. Sono una persona ancora convita che la scuola sia la seconda famiglia, che abbia un importante ruolo nell’educazione dei nostri figli; ritengo che famiglia e scuola debbano lavorare di pari passo per tirare fuori il meglio da ogni cucciolo d’uomo. Poi sento al telegiornale o leggo delle news che parlano di una cosa orrenda, raccontano di ragazzine picchiate da altre ragazzine selvagge e maleducate, dove in tre ne picchiano una, una filma, e tutti intorno ridono, nessuno aiuta la vittima. Tra maschi succede la stessa cosa, oppure se sei solo un po’ più dolce e comprensivo, se ti vesti come più ti piace e non ti omologhi, ti etichettano schernendoti per mesi, sul web. Già, il web. Ne ho parlato in maniera lodevole nel mio ultimo post, regala amicizie fantastiche e belle conoscenze, fa andare tutto più veloce; per contro può anche ferire in maniera esponenziale, può portare ragazzini che cercano la loro identità a togliersi la vita, perché troppa la vergogna da sopportare, davanti al mondo. Ecco, a me viene da piangere se penso a queste schifezze, mi vien la rabbia quando vengo a conoscenza che la maggior parte di questi episodi vengono catalogati come “scherzi”, oppure “ma sono ragazzi, cosa vuoi che sia”.

Per fortuna mia non sono mai stata vittima di questi episodi, né ho mai visto succedere fatti simili; solo in un certo periodo c’è stato un ragazzino che mi ha dato un po’ fastidio, poca roba, ma è subito finita lì. Io di norma mi sono sempre difesa, sin dalle elementari fino a quando ero più grandicella, ero una bambina diciamo nervosa, se c’era qualcuno a cui fare scherzi sapevano di non scegliere me altrimenti avrei reagito. Posso dire che muovevo anche le mani, nel senso che se qualcuno mi infastidiva, la seconda volta non lo faceva più. Non ho mai picchiato nessuno, ma neanche le ho prese: quello che voglio insegnare ai miei figli è non fare del male, ma nemmeno farsi fare del male gratuitamente e difendersi. Quello che vorrei per la mia TittiPasticcino è questo, un ambiente sereno, normale, con i suoi pro e i suoi contro, dove si riceve qualche scherzo ma lo si fa anche, dove si ha l’amica del cuore ma poi ci si litiga, dove magari scappa uno spintone ma poi ci si chiede scusa, dove tutte le ragazzine si innamorano del bello di turno. Però nessuna violenza gratuita, né fisica, né verbale, né psicologica!

Ecco, ho paura. Ho paura che qualcuno la possa ferire, prendere in giro, qualcuno la possa picchiare magari perché è troppo carina o troppo brava, che possa essere emarginata. Certo, vado in là con gli anni, diciamo che sto in pensiero fino ai 16 anni, e vorrei poter essere ogni momento con lei, per difenderla e proteggerla. L’amore che ti lega a un figlio è potente, non mi sento legata a nessun altro in questo modo, l’istinto di protezione è fortissimo e mi viene voglia di costruirle una enorme campana di vetro sotto cui mandarla nel mondo. Le farei un torto, dovrà imparare a cavarsela da sola, l’unica cosa che posso fare io è darle gli strumenti per imparare ad affrontare ogni evento. E di questo ho paura, sono spaventata del fatto che non sono sicura di riuscire a darle questi strumenti.

Pensatemi oggi, alle 15:30, sarò in una valle di lacrime, avrò l’emozione di una bambina e l’orgoglio di una mamma. Sì perché anche sentire cantare le canzoni da tutte quelle vocine dolcemente stonate mi fa emozionare, vedere i bimbi che si impegnano a fare una recita è molto bello, scoprire in loro che sono agitati e imbarazzati è davvero tenero. Mi piacerebbe essere nella testa di Principessa oggi, per capire se sta aspettando il momento pensandoci continuamente oppure no, vorrei sapere se è emozionata e se ha capito l’importanza di questa sua ultima recita alla fine del percorso di questi tre anni. 

Buona prima laurea, tesoro.

Francesca

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