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Buon-Primo-Giorno

Buongiorno e buon lunedì.

È settembre, per moltissimi è un nuovo inizio, è come se iniziasse un nuovo anno, quello scolastico. Oggi è lunedì, già di per sé non mi entusiasma questa giornata. A renderla ancora più triste e difficile è l’inizio della scuola dell’infanzia per Principe. Il mio piccolino di casa, lui che quando era nella mia pancia mi aveva già fatto preoccupare da morire; lui che a un mese e mezzo, quando era ancora inerme e non sorrideva nemmeno, è entrato in sala operatoria per due ore e mezzo, in anestesia totale; lui che il mese successivo è andato di nuovo in quelle sale, per una cosa minore ma sempre con un po’ di anestesia. Lui, che combina un sacco di pasticci, fa disastri che sua sorella mai si era nemmeno immaginata, ma che si fa perdonare tutto con quel sorriso. Lui, il mio piccolino coccolone, che di notte mi fa prendere tanti infarti quando non lo vedo respirare, e invece sta solo respirando talmente piano che sembra sia morto.

L’ultimo colpo ieri notte, quando l’ho visto nel letto sdraiato lungo e tirato e ho pensato “ecco, è proprio stecchito” mi avvicino con la luce del cellulare e niente, il suo petto non si muove su e giù. Panico, aiuto, lo tocco smuovendolo. Non succede niente. Lo tocco più forte, gli do quasi uno scossone, tira un sospiro e cambia posizione. “Ma porca l’oca, allora dillo che non sei morto!” Che spavento. Dopo tutto questo, sono tornata a letto e non sono più riuscita a dormire, un po’ per la paura presa e un po’ perché pensavo che a distanza di un giorno e mezzo il mio cucciolo avrebbe iniziato la sua carriera scolastica.

Ci ho pensato molto, in questi giorni, alle motivazioni che mi tenevano in ansia per il suo inizio, senza trovare risposte sensate. Ho creduto che fosse perché lui mi faceva compagnia quando portavo Principessa all’asilo, mi teneva su di morale nelle giornate no, lui è un bimbo spassoso. Successivamente ho vagliato l’ipotesi dell’esperienza negativa che ha fatto la sorella all’asilo, me l’hanno praticante rovinata, era così educata e carina, è uscita maleducata come non so cosa. Ma non è nemmeno quello, anche perché fortunatamente lui frequenterà un altro istituto.

Pensa che ti ripensa, sono arrivata alla conclusione che non voglio che vada all’asilo perché, come dicevo, è l’inizio della carriera scolastica. Questo vuol dire che in men che non si dica me lo ritroverò a 6 anni che starà per andare alle scuole. Ecco, ho paura che cresca troppo in fretta, anche se già mi sfugge di mano.

Quando Principessa iniziò l’asilo, quattro anni fa, avevo lui di pochi mesi, mi distraeva e l’assenza della sorella grande mi permetteva di dargli qualche attenzione in più, senza farla ingelosire. Poi nel pomeriggio abbandonavo lui – che tanto era piccino e dove lo mettevi, stava – e passavo più tempo con lei, così erano tutti felici. Però ora lei è già qui, grande e a volte sfacciata, dolce e fragile, allo stesso tempo cattivella e forte. Ma cresciuta, davvero tanto.


Giorno uno, ore 08:30 si esce di casa. Lui è tutto contento, io mi rivelo una bravissima attrice, sono contentissima che stia andando al suo primo giorno di asilo, in realtà vorrei solo prenderlo e scappare lontanissimo. Quando arriviamo gli faccio le foto di rito, col grembiulino davanti all’armadietto, lo accompagno nella sua classe e mi fermo un pochino con lui. Con noi c’è anche Principessa, che inizierà la scuola lunedì, quindi lascio un momento entrambi nella classe con una maestra e l’altra mi spiega dove vanno messi zainetto e set. Ritorno verso la classe, mi accompagnano fuori una Principessa in lacrime che mi dice <<mamma, ti volevo abbracciare>> no scusate, mi piange il figlio sbagliato: porto all’asilo lui, e piange lei, c’è qualcosa che non va. Rassicurata lei che non vado da nessuna parte e non l’abbandono lì, rientro nella classe di Principe, dove già da prima stava piangendo a decibel elevati un bimbo, che tra l’altro è il nostro vicino di casa che abbiamo frequentato alcune volte. Allora, la mamma che è in me mi fa prendere la decisione di consolarlo, povero mi faceva tanta pena anche perché due maestre per ventidue bambini non potevano di certo seguire ogni singolo bambino. Mi avvicino a lui e coi lacrimoni mi chiede <<la mia mammaaaa>>, così gli spiego che è andata via ma poi dopo il pranzo sarebbe tornata a prenderlo, che avrebbe potuto giocare con tutti i bei giochi dell’asilo, stare con Principe e divertirsi insieme. E niente, dopo qualche abbraccio, carezze sulla schiena, qualche battuta che non l’hanno fatto ridere ma calmare, ecco dopo questo si è finalmente messo a giocare. Io mi sono sentita un’educatrice spaziale, roba  da darmi un posto fisso già dal giorno stesso.

Dopo qualche minuto che il bimbo piangente aveva smesso, ho deciso di salutare il mio di bambino, di nascosto, per evitare che l’altro ricominciasse a piangere magari vedendomi uscire. Niente, io gli ho detto <<ciao amore, io vado, ci vediamo dopo, ok?>> lui mi ha risposto <<ciao>>. E l’ho lasciato lì. La mia sensazione una volta uscita dalla porta è stata quella di sentirmi mancare un pezzo di cuore, un pezzo di me. Sono tanto legata ai miei figli, anche se ogni tanto dico loro che li abbandonerei o li affiderei a una mamma nuova, ma la realtà è che senza di loro mi sento vacillare. Per fortuna avevo la mia spalla, Principessa, che mi ha distratta. Loro non lo sanno, ma i miei figli fanno sempre molto per me, che sono un po’ asociale ma odio stare da sola, che quando ho loro intorno mi mettono il buonumore.

Alle 12:45 dovrò andarlo a prendere, ora mi continuo a chiedere cosa starà facendo, se starà bene, se si divertirà, se quando dovrà pranzare si sentirà a suo agio in mezzo a tantissimi altri bambini, a tante facce sconosciute.
Mi domando se sentirà la mia mancanza, se ad un certo punto della giornata penserà che l’ho abbandonato, se avrà paura che non tornerò più a prenderlo oppure avrà la consapevolezza di sapere che è in un luogo atto a farlo crescere, pieno di suoi simili, e che lo farà diventare grande nel migliore dei modi, e che a fine giornata la mamma tornerà sempre a prenderlo.

Buon inizio, cucciolino.

 

A presto, Francesca.

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